La Fritillaria meleagris è una delle bulbose più eleganti grazie ai suoi fiori pendenti a forma di campana con petali a scacchiera: davvero unici nel mondo vegetale.
La Fritillaria meleagris è originaria delle praterie umide e dei prati alluvionali dell’Europa, dove cresce spontaneamente sin dall’antichità. Appartiene alla famiglia delle Liliaceae ed una delle tante specie appartenenti al genere Fritillaria. È una pianta erbacea perenne, dotata di un bulbo sotterraneo che le permette di superare la stagione fredda. Fiorisce in primavera, da aprile a maggio e in estate entra in riposo vegetativo e le foglie tendono a ingiallire e seccarsi. Per tutto l’inverno il bulbo rimane attivo nel sottosuolo, pronto a germogliare la prossima primavera verso il mese di febbraio o marzo a seconda del clima.
Nei centri giardinaggio possiamo trovare anche un ibrido della Fritillariameleagris, chiamato Alba, con fiori totalmente bianchi.
La Cercosporiosi è una delle malattie fungine più insidiose che possano colpire orti e frutteti, capace di compromettere gravemente la produttività delle piante e la qualità dei raccolti. Spesso sottovalutata nelle sue fasi iniziali, si manifesta con sintomi apparentemente modesti che evolvono rapidamente in disseccamenti fogliari diffusi. Se non controllata, può portare a defogliazioni precoci, riduzione della fotosintesi e indebolimento generale delle piante, rendendole più vulnerabili ad altri patogeni e stress ambientali.
Cercosporiosi: come riconoscerla
Il primo segnale è la comparsa di piccole macchie tondeggianti sulle foglie. Inizialmente sono di colore chiaro con bordo più scuro, brunastro o violaceo. Con il progredire dell’infezione, le macchie aumentano di numero e dimensione. I tessuti colpiti vanno incontro a necrosi e il centro della macchia diventa sempre più chiaro e secco. Le foglie colpite assumono un aspetto puntinato diffuso, iniziano a ingiallire e progressivamente si seccano e accartocciano.
Un elemento distintivo della Cercosporiosi rispetto ad altre malattie fungine...
Possiamo coltivare un Hypericum Hidcote in vaso sul terrazzo se desideriamo una fioritura estiva brillante e prolungata ma facile da coltivare. Si tratta infatti di arbusto molto rustico e capace di adattarsi alle diverse condizioni climatiche italiane, quindi adatto anche agli appassionati alle prime armi.
Si tratta di uno dei tanti Iperici, un genere (gli Hypericum) che comprende più di 400 specie diffuse in tutto il mondo. Nel nostro Blog abbiamo già parlato dell’Hypericum perforatum, un arbusto noto come erba di San Giovanni perché fiorisce intorno al 24 giugno, e dell’Hypericum calycinum che invece è una varietà nana usata come tappezzante in giardino.
L’Hypericum patulum Hidcote, questo è il nome botanico completo, è invece un arbusto ornamentale che crea dei cespugli compatti e tondeggianti, con un’altezza e larghezza a maturità di circa 60/120 cm. Una pianta quindi adatta per essere coltivata sia nelle aiuole in giardino sia in grandi vasi sul terrazzo.
È una sempreverde, anche se in inverno in presenza di basse temperature può perdere completamente le foglie, ed è apprezzato per la fioritura brillante e prolungata: la pianta di riempie di grandi fiori a forma di coppa di colore giallo intenso, riuniti in grappoli e larghi fino a 6 cm, che iniziano a sbocciare in estate, verso giugno, e proseguono fino in autunno. Anche le foglie, ovali e di colore verde lucido, hanno una valenza ornamentale.
Coltivare il Pinusmugo nano in vaso sul terrazzo è una scelta eccellente per chi desidera portare un tocco di paesaggio alpino anche in contesti urbani. Questa conifera compatta unisce grande resistenza, valore ornamentale e bassa manutenzione, rendendola ideale anche per gli appassionati di giardinaggio meno esperti-
Il Pinus mugo appartiene alla famiglia delle Pinaceae e si tratta di una conifera sempreverde, con portamento arbustivo o arboreo prostrato a seconda della varietà. Le forme nane sono particolarmente compatte e crescono lentamente, rendendole ideali per la coltivazione in vaso. Gli aghi sono rigidi, di colore verde scuro, riuniti in fascetti di due. La pianta produce pigne ovali di piccole dimensioni. È una specie estremamente rustica, capace di adattarsi a condizioni climatiche difficili, tipiche degli ambienti montani.
Nei vivai e nei centri di giardinaggio possiamo trovare diverse varietà nane di Pinusmugo, come il Pumilo e il Mughus. Queste cultivar si distinguono per dimensioni, forma e velocità di crescita.
Coltivare la Jicama è una scelta affascinante per chi desidera sperimentare specie orticole poco diffuse ma estremamente interessanti dal punto di vista nutrizionale e agronomico. Questa pianta tropicale offre una radice croccante, dolce e rinfrescante, ideale per arricchire la dieta con un ortaggio esotico.
La Jicama ha origini antiche nell’America centrale e meridionale, in particolare nelle regioni dell’attuale Messico ed era già coltivata dalle civiltà precolombiane, come i Maya e gli Aztechi, che ne apprezzavano la radice succosa come fonte di acqua e nutrienti nelle stagioni secche.
La Pachyrhizus erosus, nota come Jicama, Xicama o patatamessicana, appartiene alla famiglia delle Fabaceae(cioè le Leguminose) e, nonostante il soprannome, non ha nulla a che fare con le Patata, che sono della famiglia delle Solanaceae. È quindi una pianta più affine ai Fagioli e ai Piselli, ma la radice appare tondeggiante e ricorda le Rape e le Patate.
Si tratta di una pianta erbacea perenne, ma in Italia viene coltivata come annuale e termina il suo ciclo colturale con la raccolta delle radici. Ha un portamento rampicante e i suoi rami possono superare i 3 metri di lunghezza. Tra luglio e settembre produce dei fiori papilionacei di colore blu-violaceo o bianco che in seguito diventano baccelli, simili ai Fagioli: ma è importante ricordare che solo la radice è commestibile, mentre le parti aeree della pianta sono tossiche. Per stimolare la crescita di radici più grandi e di migliore qualità, di solito i fiori vengono tagliati appena compaiono. Per stessa ragione è utile cimare i germogli apicali...
Eliminare le Altiche tempestivamente dai nostri giardini è molto importante poiché si tratta di un parassita piuttosto polifago, cioè può attaccare diverse specie di piante: sia dell’orto, con una predilezione per le Brassicaceaema anche per le Bietole, sia ornamentali come Rose, Dalie, Crisantemi, Petunie, Gerani e Begonie. Prediligono le giovani piantine su cui creano tanti piccoli fori che compromettono la crescita sana della pianta.
Le Altiche sono piccoli coleotteri e hanno la capacità di compiere lunghi salti: perciò sono note anche come Pulci di terra. In questo modo possono facilmente contaminare le piante vicine. Il loro stesso nome deriva dal greco haltikós che significa abile nel salto. Dietro il nome “altiche” si celano più di 200 specie differenti, con diverse abitudini alimentari: ci sono Altiche che prediligono le Viti, gli Olivi, i Cavoli e tante altre piante.
Eliminare le Altiche: caratteristiche e ciclo di vita
Le Altiche compaiono nei nostri giardini in primavera, quando le temperature iniziano a salire. Temperature tra i 20°C e i 25°C sono ideali per lo sviluppo di questi parassiti. Con l’arrivo del caldo riducono l’attività, mentre il gelo prolungato oltre i -5°C possono causare la morte degli insetti adulti.
In inverno gli insetti adulti si difendono dal freddo nascondendosi nel terreno, alla base degli alberi e sotto i sassi. Con l’arrivo della primavera fuoriescono e iniziano a cibarsi delle foglie, grazie a un apparato boccale masticatore: possono creare fori tondeggianti o rosicchiare i bordi. Gli insetti adulti sono lunghi circa 10/12 mm e hanno un colore verde/bluastro con riflessi metallici.
Dopo circa 15 giorni gli insetti adulti si riproducono e le femmine depongono le uova nel terreno, vicino alle radici delle piante ospiti. Quando le uova si schiudono, fuoriescono le giovani larve che si cibano delle radici. Sono quindi molto difficili da individuare: l’unico indizio è il deperimento della pianta. Una volta completato lo sviluppo, le larve diventano insetti adulti e riemergono dal terreno, dando origine a più generazioni durante la stagione vegetativa, fino all’arrivo dell’autunno, quando cercano nuovamente riparo per svernare. In Italia possono sviluppare 1 o 2 generazioni in un anno, in funzione delle condizioni climatiche.
La Fothergilla major è un arbusto non molto diffuso nei giardini italiani, ma capace di regalare uno spettacolo ornamentale unico in tutte le stagioni. La sua fioritura primaverile, profumata e insolita, unita ai colori autunnali spettacolari, la rendono una scelta eccellente per chi cerca eleganza e originalità.
La Fothergilla major è originaria degli Stati Uniti e appartiene alla famiglia delle Hamamelidaceae. È un arbusto deciduo di medie dimensioni e può raggiungere i 2 metri d’altezza. Il suo punto di forza è la fioritura primaverile: da aprile a maggio si riempie di tante infiorescenze a spiga bianche molto profumate e dall’aspetto soffice e piumoso. Le foglie invece conferiscono fascino alla pianta nelle stagioni fredde: compaiono sulla pianta verso aprile, insieme alla fioritura, e sono ovali e di colore verde scuro durante tutta la stagione vegetativa; in autunno, prima di cadere, le foglie assumono tonalità gialle, arancioni e rosse.
Dove coltivare la Fothergilla major
La Fothergilla major predilige un clima temperato-fresco ed è più...
Sono tante le piante che offrono fioriture primaverili da coltivare in vaso sul terrazzo. Ma quest’anno, anziché coltivare sempre le “solite” piante, perché non puntare su varietà rare e poco conosciute? Così avremo un terrazzo fiorito diverso da tutti gli altri e lasceremo a bocca aperta i nostri ospiti!
Vi proponiamo una selezione di 10 piante rare che daranno un tocco di esclusività al nostro terrazzo fiorito!
Fioriture primaverili: piante erbacee perenni poco conosciute
Anemonoides nemorosa
È una pianta erbacea perenne rizomatosa della famiglia delle Ranunculaceaeed è nota anche come Anemone dei boschi poiché è tipica dei sottoboschi europei. Tollera il gelo fino -25°C e cresce bene nelle zone ombreggiate del terrazzo. In primavera, da marzo ad aprile, produce dei fiori bianchi talvolta con venature rosate.
La primavera è la stagione in cui iniziamo a notare la presenza dei parassiti in un orto. Le temperature miti associate all’aumento dell’umidità favoriscono infatti la ripresa vegetativa delle colture ma anche quella dei principali insetti fitofagi. È in questo periodo che si verificano le prime infestazioni, spesso sottovalutate, che possono compromettere l’intera stagione produttiva.
Conoscere il ciclo biologico dei parassiti e intervenire precocemente sono la chiave per una gestione efficace e sostenibile. In questo articolo analizziamo i più comuni insetti dannosi dell’orto primaverile, con indicazioni pratiche per il riconoscimento e la lotta biologica.