La Clitoria ternatea è una pianta Leguminosa rampicante, simile ai Piselli, ma caratterizzata da un alto valore ornamentale grazie ai grandi fiori colorati che spuntano sulla pianta da giugno fino a settembre. Possono raggiungere i 5 cm di diametro e sono di colore blu profondo con centro bianco e con sfumature gialle. Anche se spesso viene coltivata come pianta ornamentale, possiamo anche usarla in cucina. I baccelli possono essere mangiati crudi o cotti, mentre i fiori vengono utilizzati per colorare i cibi: si usano per preparare un tè dal colore azzurro e per colorare il tipico riso blu indonesiano.
La Clitoria ternatea appartiene alla famiglia delle Fabaceae (cioè le Leguminose) ed è una pianta erbacea perenne proveniente dall’isola indonesiana di Ternate, da cui prende il secondo nome scientifico. Essendo una pianta tropicale, in Italia viene spesso coltivata come pianta annuale poiché non tollera il freddo invernale che provoca il disseccamento della parte aerea. L’alternativa è coltivarla in vaso come ricadente sul terrazzo, per poi spostarla in un luogo protetto e riscaldato alla fine dell’autunno.
Può essere coltivata come rampicante o ricadente ed è caratterizzata da lungi fusti sottili e flessibili che possono raggiungere fino a 3 metri di lunghezza. Le foglie sono di colore verde brillante e contribuiscono all’aspetto decorativo. I fiori sono la caratteristica più distintiva: è abbondante e prolungata, dall’estete fino all’autunno inoltrato, a seconda del clima. In presenza di temperature elevate e buona esposizione solare, può fiorire in modo continuo. Esistono varietà con petali bianchi o viola.
Il Pomodoro Green Zebra è una varietà affascinante e poco diffusa negli orti italiani, ma che ha molti cultori attirati sia dal suo aspetto insolito sia dal sapore aromatico dolce e acidulo.
Nel corso dell’ultimo secolo i ricercatori hanno investito molto nel miglioramento genetico delle piante di Pomodoro e il GreenZebra è un ibrido selezionato fin dagli anni ’50 e presentato ufficialmente nel 1983 dall’orticoltore Tom Wagner. La prima caratteristica visibile è la buccia verde attraversata da striature gialle, simili al mantello di una zebra. Le varianti più recenti, come il RedZebra, tendono a sostituire il rosso al giallo quando il frutto è maturo. Per sfruttare l’aspetto particolare e le sue proprietà organolettiche il GreenZebra viene spesso usato crudo in cucina, per la preparazione di insalate, carpacci o nelle bruschette. In modo che la buccia risulti ben visibile e contribuisca alla decorazione del piatto.
Il PomodoroGreenZebra appartiene alla famiglia delle Solanaceaeed è una pianta erbacea annuale con ciclo vegetativo primaverile-estivo. Se sostenuta adeguatamente la pianta può superare i 150 cm in altezza e può quindi essere facilmente coltivata sia nell’orto sia in vaso sul terrazzo.
La fioritura avviene solitamente tra maggio e settembre, a seconda del periodo di semina e delle condizioni climatiche. I fiori sono gialli, tipici delle Solanaceae, e riuniti in grappoli. In condizioni favorevoli, la pianta può continuare a fiorire anche fino a fine estate, garantendo una produzione scalare.
La Cercosporiosi è una delle malattie fungine più insidiose che possano colpire orti e frutteti, capace di compromettere gravemente la produttività delle piante e la qualità dei raccolti. Spesso sottovalutata nelle sue fasi iniziali, si manifesta con sintomi apparentemente modesti che evolvono rapidamente in disseccamenti fogliari diffusi. Se non controllata, può portare a defogliazioni precoci, riduzione della fotosintesi e indebolimento generale delle piante, rendendole più vulnerabili ad altri patogeni e stress ambientali.
Cercosporiosi: come riconoscerla
Il primo segnale è la comparsa di piccole macchie tondeggianti sulle foglie. Inizialmente sono di colore chiaro con bordo più scuro, brunastro o violaceo. Con il progredire dell’infezione, le macchie aumentano di numero e dimensione. I tessuti colpiti vanno incontro a necrosi e il centro della macchia diventa sempre più chiaro e secco. Le foglie colpite assumono un aspetto puntinato diffuso, iniziano a ingiallire e progressivamente si seccano e accartocciano.
Un elemento distintivo della Cercosporiosi rispetto ad altre malattie fungine...
Coltivare la Jicama è una scelta affascinante per chi desidera sperimentare specie orticole poco diffuse ma estremamente interessanti dal punto di vista nutrizionale e agronomico. Questa pianta tropicale offre una radice croccante, dolce e rinfrescante, ideale per arricchire la dieta con un ortaggio esotico.
La Jicama ha origini antiche nell’America centrale e meridionale, in particolare nelle regioni dell’attuale Messico ed era già coltivata dalle civiltà precolombiane, come i Maya e gli Aztechi, che ne apprezzavano la radice succosa come fonte di acqua e nutrienti nelle stagioni secche.
La Pachyrhizus erosus, nota come Jicama, Xicama o patatamessicana, appartiene alla famiglia delle Fabaceae(cioè le Leguminose) e, nonostante il soprannome, non ha nulla a che fare con le Patata, che sono della famiglia delle Solanaceae. È quindi una pianta più affine ai Fagioli e ai Piselli, ma la radice appare tondeggiante e ricorda le Rape e le Patate.
Si tratta di una pianta erbacea perenne, ma in Italia viene coltivata come annuale e termina il suo ciclo colturale con la raccolta delle radici. Ha un portamento rampicante e i suoi rami possono superare i 3 metri di lunghezza. Tra luglio e settembre produce dei fiori papilionacei di colore blu-violaceo o bianco che in seguito diventano baccelli, simili ai Fagioli: ma è importante ricordare che solo la radice è commestibile, mentre le parti aeree della pianta sono tossiche. Per stimolare la crescita di radici più grandi e di migliore qualità, di solito i fiori vengono tagliati appena compaiono. Per stessa ragione è utile cimare i germogli apicali...
La primavera è la stagione in cui iniziamo a notare la presenza dei parassiti in un orto. Le temperature miti associate all’aumento dell’umidità favoriscono infatti la ripresa vegetativa delle colture ma anche quella dei principali insetti fitofagi. È in questo periodo che si verificano le prime infestazioni, spesso sottovalutate, che possono compromettere l’intera stagione produttiva.
Conoscere il ciclo biologico dei parassiti e intervenire precocemente sono la chiave per una gestione efficace e sostenibile. In questo articolo analizziamo i più comuni insetti dannosi dell’orto primaverile, con indicazioni pratiche per il riconoscimento e la lotta biologica.
Vi suggeriamo di coltivare lo Spinacio Fragola se desiderate ospitare nell’orto una pianta fuori dal comune e poco conosciuta in Italia. Il soprannome Spinacio Fragola è dovuto alle foglie che hanno sapore simile agli Spinaci, con cui condividono la stessa famiglia botanica, e ha i frutti che ricordano nel colore le Fragole ma hanno sapore più delicato più simile al Gelso. Ha un bel portamento e raggiunge un’altezza di circa 50 cm: è interessante anche come pianta ornamentale, ma la particolarità che la fa apprezzare maggiormente è la totale commestibilità della pianta.
Lo Spinacio Fragola (Blitumcapitatumo Chenopodium capitatum) è originario del nord America e appartiene alla famiglia delle Amaranthaceae, la stessa degli Spinaci e delle Bietole. È una pianta erbacea annuale e conclude il suo ciclo vegetativo in una sola stagione, alla fine dell’estate o all’inizio dell’autunno al termine della fruttificazione.
Le foglie sono triangolari o romboidali, con margini dentati e hanno una consistenza tenera e carnosa. Compaiono sulla pianta verso aprile e possono essere raccolte durante tutto il ciclo vegetativo della pianta: di solito si colgono nelle prime fasi della crescita, quando sono più tenere e saporite.
Verso giugno la pianta produce tante piccole infiorescenze verdi lungo il fusto dei rami, che maturando assumono l’aspetto di piccoli frutti rossi, che si possono consumare sia crudi sia cotti. La maturazione dei frutti avviene normalmente tra luglio e settembre, a seconda delle condizioni climatiche: con l’arrivo del freddo la pianta tende deperire.
Eliminare gli Elateridi tempestivamente è molto importante poiché sono i parassiti terricoli più insidiosi per gli orti e i giovani frutteti. Le loro larve, sottili, dure e di colore giallo-brunastro, scavano nel terreno nutrendosi di radici, tuberi e colletto delle piante, provocando marciumi, deperimento e talvolta la morte delle colture. Il danno è spesso subdolo poiché non è visibile dall’esterno: la pianta deperisce e appassisce improvvisamente e, quando ci accorgiamo della presenza degli Elateridi, il sistema radicale è già compromesso.
Gli Elateridi, comunemente chiamati Ferretti, sono coleotteri appartenenti alla famiglia degli Elateridae e sono diffusi in tutta Italia, dalla pianura Padana fino alle aree collinari e appenniniche. Le specie più dannose includono Agriotes lineatus, Agriotes obscurus e Agriotes sputator, particolarmente presenti nei terreni ricchi di sostanza organica e nei suoli precedentemente occupati da prati stabili.
Sono parassiti polifagi, ciò significa che attaccano numerose specie di colture orticole e frutticole. Nell’orto compiscono in particolare le Patate, le Carote, le Cipolle, le Lattughe, i Pomodori, i Peperoni e i Fagioli, soprattutto nelle prime fasi di sviluppo. Nei frutteti danneggiano soprattutto le giovani piantine, in particolare Meli, Peri, Peschi e Kiwi.
Le malattie fungine primaverili rappresentano una insidia per molti proprietari di giardini e orti domestici: la primavera rappresenta infatti un momento cruciale per la salute delle nostre colture.
Dopo il riposo vegetativo invernale, le piante riprendono a crescere vigorosamente, producendo nuovi tessuti teneri e ricchi di acqua, particolarmente suscettibili alle infezioni. Parallelamente le condizioni climatiche tipiche di marzo, aprile e maggio, con temperature miti comprese tra i 12°C e 22°C e frequenti precipitazioni, creano l’ambiente ideale per la germinazione delle spore fungine.
L’umidità relativa elevata favorisce, soprattutto di notte, la formazione di film d’acqua sulle superfici fogliari, elemento indispensabile per l’infezione di molti patogeni. La brina, le nebbie mattutine, la scarsa ventilazione e l’irrigazione per aspersione accentuano ulteriormente il rischio. I funghi fitopatogeni sono microrganismi opportunisti: non attaccano casualmente, ma sfruttano microclimi favorevoli e piante indebolite.
In questo contesto, comprendere la relazione tra clima, fisiologia vegetale e ciclo biologico dei patogeni è il primo passo per impostare una difesa consapevole. La primavera non è soltanto stagione di crescita, ma anche periodo di massima pressione fitosanitaria.
Possiamo coltivare il Chayote nel nostro orto se desideriamo un ortaggio esotico e fuori dal comune ma anche una pianta molto produttiva e ornamentale. Precisiamo subito che il Chayote (Sicyosedulis) è conosciuto con molti nomignoli, a seconda della regione: come Sechio,Sechium edule o Zucchina spinosa.
È ortaggio originario del Messico e del Guatemala, dove era già coltivato in epoca precolombiana dalle civiltà Maya e Azteche. Appartiene alla famiglia delle Cucurbitaceae, quindi è un “parente” delle Zucche e dei Cetrioli. È una pianta erbacea perenne ma, come molte piante dell’orto, viene coltivata come annuale ed eliminata dopo il raccolto. Ha un portamento rampicante ed è dotata di fusti che possono superare i 6/8 metri di lunghezza in una sola stagione. I fusti sono dotati di viticci e quindi si “arrampica” da sola su reti, pergolati o tutori.
Il Chayote fiorisce generalmente da luglio a settembre. I fiori femminili, solitari, danno origine ai frutti.
I frutti ricordano il gusto delle zucchine ma hanno una consistenza simile alle patate. La buccia è coperta di piccole spine e dovremo maneggiarli con cura.