camelia
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Ottobre 22, 2024
Il travaso delle piante è ciclicamente necessario per sostenere e accompagnare lo sviluppo delle piante d’appartamento.
Le piante coltivate in giardino trovano le sostanze nutritive e l’umidità nel suolo, spingendo in profondità le proprie radici, mentre per quelle allevate in vaso questo processo è limitato dai bordi del contenitore. Nelle piante con radici fascicolate, nel momento in cui giungono ai bordi tendono a ruotare avvolgendo il pane di terra.
Oltre alla sostituzione del vaso, il travaso ci consente di cambiare anche il substrato di coltivazione, ormai esausto, con un nuovo terriccio ricco di sostanze nutritive e con le idonee caratteristiche chimiche e fisiche.
I substrati di coltivazione, anche se ben concimati, con il passare degli anni tendono a perdere le loro caratteristiche fisiche, come la porosità, la capacità di rilasciare nutrienti alle radici, il pH, ecc. Perciò vanno completamente sostituiti periodicamente. Quando la pianta d’appartamento avrà raggiunto le dimensioni massime, potremo smettere di travasarla in un vaso più grande, ma dovremo comunque sostituire il terriccio superficiale ogni 2/3 anni.
L’atto di cambiare il vaso alle piante è detto rinvaso o travaso: il primo termine indica che si utilizza lo stesso contenitore, mentre nel secondo uno diverso e più grande. In ogni caso è un evento che può sconvolgere l’equilibro delle piante, in particolare le specie con radici particolarmente fragili: ma possiamo affrontarlo in sicurezza seguendo poche e semplici regole.
Quando si affronta il travaso delle piante d’appartamento
Il primo travaso si effettua quando acquistiamo la piantina, poiché i vasi di coltivazione utilizzati nei vivai sono ridotti ed è bene offrire alla pianta un contenitore delle dimensioni adatte per stimolarne la crescita. Attendiamo alcuni giorni dopo l’acquisto: permettiamo prima alla piantina di adattarsi alla nuova collocazione che abbiamo scelto per lei.
In seguito il travaso in un contenitore più grande si effettua ogni 2/3 anni e la frequenza dipende da molti fattori, come la grandezza del vaso di partenza e il tipo di pianta. Se il vaso è particolarmente piccolo, le radici della pianta possono riempirlo anche in una sola stagione e quindi va travasata ogni anno. Man mano che il vaso aumenterà di dimensioni potremo affrontare il travaso ogni 2/3 anni.
Le piante più giovani richiedono trapianti più frequenti con vasi sempre più grandi, mentre per le piante già adulte è sufficiente ogni 3/5 anni. I grandi esemplari non si rinvasano: è sufficiente rimuovere il terriccio superficiale e sostituirlo con un nuovo substrato.
Anche il tipo di pianta può incidere: alcune producono molte radici fascicolari, come Felci, Pothos e Filodendri e richiedono travasi frequenti, altre hanno una produzione limitata e hanno bisogno di meno rinvasi, come le succulente. Le Orchidee richiedono un substrato di coltivazione molto particolare, composto da torba e corteccia, che va sostituito più spesso. Informiamoci sulle caratteristiche delle nostre piante per decidere quando procedere.
Ma spesso sono le piante stesse a segnalarci nella necessità del travaso: quando le radici fuoriescono dal terreno o dai fori di drenaggio sul fondo del vaso. Un altro segnale che ci deve spingere a effettuare il travaso è quando la parte aerea della pianta diviene sproporzionata rispetto al vaso e all’apparato radicale.
Il periodo migliore per effettuare il travaso è l’inizio della primavera o la fine dell’autunno, quando le piante decidue entrano in riposo vegetativo. Se spostiamo le piante d’appartamento sul terrazzo in estate, possiamo travasarle prima di riportarle in casa in autunno. Il travaso è possibile anche in altri periodi dell’anno, ma evitiamo di effettuarla nel pieno dell’attività vegetativa e quando fa troppo caldo in estate o particolarmente freddo in inverno.
Oltre al primo travaso dopo l’acquisto, c’è un altro caso in cui dobbiamo intervenire subito con un rinvaso, a prescindere dal periodo dell’anno: in presenza di malattie fungine o insetti parassiti che possono aver contaminato con spore e uova il terriccio. In questi casi, oltre a trattare le pianta per eliminare il problema, è bene provvedere a un rinvaso, per eliminare completamente il vecchio terriccio infettato e sostituirlo con un nuovo substrato.
Come scegliere il vaso giusto
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Settembre 15, 2023
Se vogliamo arricchire il nostro giardino con una bella fioritura invernale possiamo coltivare la Camelia sasanqua. Nei mesi più freddi la maggior parte delle piante entra in riposo vegetativo e le fioriture sono drasticamente ridotte. La Camelia sasanqua rappresenta un’interessante risorsa, anche perché i suoi fiori sono bellissimi.
La famiglia delle Camelie comprende centinaia di specie e la Camelia sasanqua (Camellia sasanqua) ha la particolarità di fiorire nei mesi freddi, contrariamente alla Camelia japonica che fiorisce in primavera.
Un altro plus di questa specie è la resistenza al gelo, che la rende la pianta adatta anche per i giardini del nord e montani.
La fioritura inizia verso novembre e può proseguire fino ai primi caldi in marzo. Alcune varietà hanno fiori molto profumati e possiamo scegliere tra un’ampia gamma di colori: rosa, rossi, crema e bianchi.
Dove coltivare la Camelia sasanqua
Si tratta di un arbusto sempreverde e possiamo coltivare la Camelia sasanqua sia in giardino sia in grandi vasi. In giardino possiamo coltivarla come pianta singola e può superare i 3 metri d’altezza. Oppure possiamo affiancarla ad altre acidofile, magari con fioritura primaverile ed estiva, per ottenere un cespuglio con arbusti che fioriscono nel corso di tutte le stagioni.
Tollera il gelo fino a -12°C e può essere coltivata un po’ in tutta Italia. Ha una buona resistenza anche al caldo, ma non oltre i 35°C. Nelle regioni del nord con inverni rigidi, scegliamo una posizione soleggiata e proteggiamo i piedi della pianta con uno strato di pacciamatura con corteccia in inverno. Se invece abitiamo in una zona molto...
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Mag 10, 2022
Quando ci accingiamo a coltivare una pianta acidofila dobbiamo considerare le particolari esigenze di queste piante. Sono infatti dette acidofile perché prediligono substrati di coltivazione con un pH inferiore a 7, cioè acido. Se il terreno non è abbastanza acido, queste piante non riescono ad assorbire alcuni elementi nutritivi, come il Ferro o il Manganese, e vanno in crisi e possono soffrire, per esempio, di clorosi. Una fisiopatia tipica delle Acidofile che fa ingiallire il fogliame ed è causata da una carenza di Ferro.
Come coltivare una pianta acidofile: cosa è il pH del terreno?
Il substrato di coltivazione in cui cresce la pianta, sia in vaso sia in giardino, ha un pH, cioè un certo grado di acidità o alcalinità. Si misura su una sala da 1 a 14 e un terriccio neutro è pari a 7. Al di sotto di 7 siamo in presenza di un terriccio acido, al contrario se è superiore a 7 si tratta di un terriccio basico o alcalino.
Il pH è importante perché influenza le condizioni di crescita delle piante. Se il pH è molto acido o molto alcalino, molti microorganismi utili per le piante non riescono a vivere e a riprodursi.
Nei terreni alcalini, per esempio, la disponibilità di alcuni elementi nutritivi, come Ferro e Manganese, è spesso carente o non in quantità sufficienti per essere assorbiti dalle radici delle piante Acidofile.
Al contrario un terreno troppo acido non adatto per coltivare Iris, Rose e Tulipani che richiedono un substrato alcalino.
L’analisi del pH del terreno di un giardino può essere affidata a un laboratorio specializzato per ottenere la massima precisione, oppure possiamo ricorrere a un kit fai da te facilmente...
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Gennaio 08, 2021
Scegliere correttamente le piante per un balcone ombreggiato è importante per ottenere crescite rigogliose e belle fioriture. Non tutte le piante infatti gradiscono la mancanza di sole, che in molti casi potrebbe determinare fioriture limitate e uno sviluppo vegetativo ridotto.
Vediamo insieme su quali piante possiamo contare!
PIANTE PER UN BALCONE OMBREGGIATO: QUALI SCEGLIERE
Il sole è molto apprezzato dalle piante da fiore, che in mancanza di esso potrebbero stentare a donarci ricche infiorescenze. Ci sono però alcune specie che riescono a fiorire anche in zone ombreggiate o semi ombreggiate.
È il caso degli Impatiens: fioriscono da maggio a ottobre e spesso vengono utilizzati come piante annuali poiché non sopportano temperature inferiori ai 5/10°C. Anche gli Anemoni fioriscono in ombra e che donano infiorescenze multicolori a seconda della varietà scelta.
Senza dimenticare le Campanule, una pianta erbacea che fiorisce da aprile a luglio, e le Begonie, che vanno in fiore da aprile a ottobre.
Altre piante da considerare sono la Fucsia, un piccolo arbusto caducifoglie con tanti fiori penduli, semplici o doppi, di colore bianco, rosa, rosso o viola che appaiono da giugno a ottobre, la Bergenia che fiorisce all’inizio della primavera e la ...
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Dicembre 04, 2020
State cercando delle piante per avere un inverno colorato? E magari volete delle specie inusuali e non comuni? Ecco la nostra selezione delle 10 piante dell’inverno 2020: 5 per la casa e 5 per il terrazzo.
10 PIANTE PER UN INVERNO COLORATO: 5 PROPOSTE PER LA CASA
Iniziamo il nostro viaggio dalle piante adatte per una coltivazione casalinga, che potrete anche usare per arricchire la tavola durante le festività.
Stella di Natale
Iniziamo dalla Stella di Natale, detta anche Poinsettia o Euphorbia pulcherrima. In questo caso non è l’originalità a farcela suggerire ma l’importanza, in questo anno particolare, di sostenere i produttori florovivaisti italiani. Le Stelle di Natale sono infatti un vanto della produzione floricola made in Italy e a causa dell’emergenza sanitaria e l’impossibilità delle esportazioni molte imprese sono in difficoltà: acquistare una Stella di Natale è particolarmente importante. Clicca qui per scoprire i nostri consigli di coltivazione!
Anthurium
Sempre sulle tinte del rosso e del verde, tipiche delle festività natalizie, possiamo ricorrere all’Anthurium. Con le sue particolari spate color rosso vivo a forma di cuore sono perfette per decorare la casa in questo periodo. Clicca qui per scoprire i nostri consigli di coltivazione!
Nertera
Un’altra pianta divertente per il Natale è la Nertera (Nertera granadensis): dotata di foglie verdi e bacche arancioni, può essere coltivata facilmente in casa ed è...
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Marzo 17, 2020
Se nelle piante d’appartamento le foglie ingialliscono non è mai un bellissimo segnale. Potrebbe essere determinato dalla mancanza di luce, ma molto più spesso si tratta di Clorosi, specialmente se si tratta di un ingiallimento internervale. Oltre alle foglie sbiadite, la Clorosi si manifesta anche sulla dimensione delle foglie, che non crescono e rimangono più piccole e tendono a cadere anticipatamente.
LE FOGLIE INGIALLISCONO: I PROBLEMI A MONTE
La Clorosi può avere molte cause, ma nella maggior parte dei casi si tratta di una fisiopatia dovuta a una carenza nutrizionale. Nei terreni troppo calcarei, per esempio, si può manifestare più facilmente la Clorosi Ferrica perché un pH troppo alto rende il Ferro (Fe) in forma non solubile e quindi non assimilabile dalle radici. E il Ferro è fondamentale per lo sviluppo corretto delle piante poiché regola funzioni vitali come la respirazione e la fotosintesi clorofilliana.
L’aggressività della Clorosi dipende anche dal tipo di pianta: alcune sono meno sensibili, mentre altre sono più esposte come le Ortensie, le Azalee, le Camelie, le Rose, i Rododendri, ma anche il tappeto erboso.
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Mag 07, 2019
Dobbiamo prestare attenzione quando vogliamo concimare le piante acidofile, poiché richiedono una “dieta” un po’ personalizzata. Sono dette piante acidofile quelle che preferiscono un substrato di coltivazione acido, cioè con un pH inferiore a 7.
L’analisi del pH del terreno di un giardino può essere affidata a un laboratorio specializzato, per ottenere la massima precisione, oppure possiamo farla da noi con un kit che troviamo facilmente nei centri giardinaggio. Il pH viene calcolato su una scala da 1 a 14: se il dato è inferiore a 7 il terreno è acido, intorno a 7 il substrato è neutro, al di sopra di questo valore viene detto alcalino o basico.
Il pH influenza la disponibilità di elementi nutritivi: per esempio il ferro e il manganese sono spesso carenti in suoli alcalini e anche quando sono presenti in quantità sufficiente, le radici di alcune piante, dette acidofile come i Rododendri e le Azalee, non riescono ad assorbirli. Se il pH è molto acido o molto alcalino, molti microorganismi utili per le piante non riescono a vivere e a riprodursi.
Se il suolo è troppo calcareo, le piante acidofile possono soffrire più facilmente di clorosi, una fisiopatia che fa sbiadire il fogliame. Gardenie e Ortensie, oltre al substrato con pH inferiore a 7 richiedono anche irrigazioni con acqua a pH neutro.
Le piante acidofile che possiamo coltivare in vaso sono molte, come Azaleea, Gardenia, Ortensia, Erica, Rododendro, Felce, Pieris, Camelia e Acero...
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Aprile 09, 2019
Prevenire la Clorosi Ferrica è importante per evitare che le piante deperiscano. Il Ferro (Fe) nelle piante svolge un ruolo insostituibile. Entra come costitutivo in molti enzimi che regolano funzioni vitali, come la respirazione, la fotosintesi e l’assorbimento di nitrati e solfati. Se manca il Ferro non si forma la clorofilla.
Il sintomo più evidente della sua mancanza è la Clorosi delle foglie, cioè l’ingiallimento internervale, di sovente accompagnata o seguita da minor crescita e scarse fioritura e fruttificazione.
Il Ferro è un elemento molto diffuso nella crosta terrestre e, salvo poche eccezioni, viene assorbito dalle radici delle piante. Tuttavia la sua reale disponibilità, a causa della sua chimica sfavorevole, è spesso ridotta e problematica.
PREVENIRE LA CLOROSI FERRICA CON UN CONCIME SPECIFICO
In teoria, per risolvere il problema, sarebbe sufficiente modificare la reazione del suolo, acidificandolo; questa pratica è però economicamente non conveniente per l’elevato costo. Di conseguenza gli interventi attuabili sono rappresentati dall'uso...
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Febbraio 14, 2019
Regaliamo fiori a San Valentino! In tutto il mondo, le coppie, per trasmettere il loro reciproco amore, da sempre si scambiano regali, tra cui spiccano i mazzi di fiori. Che cosa può esserci di più sentito di regalare alla propria amata dei fiori, magari coltivati da sé, come simbolo della promessa di un amore costante e duraturo?
Il fiore per antonomasia per esplicitare il proprio amore è una Rosa di un bel rosso acceso, ma per tradizione possiamo trovare anche altri fiori un po’ meno noti in Italia, come la Camelia o il Tulipano.
FIORI A SAN VALENTINO: ANZITUTTO LE ROSE ROSSE
Le Rose rosse amano crescere in ambienti ventilati e luminosi, ma riparati da un’esposizione troppo diretta al sole che rischierebbe di bruciare i petali e le foglie della pianta. Sono piante gelose di spazio e di attenzioni e vanno potate spesso perché crescano in forma ordinata. Vanno messe a dimora in autunno in un terreno adeguatamente concimato. Vanno innaffiate regolarmente, ogni volta che il terreno è asciutto.
IL TULIPANO, SIMBOLO DI AMORE DAL MEDIO ORIENTE
Con la sua forma semplice ed elegante, il Tulipano è il simbolo di un amore passionale. È un fiore importato in Europa dal Medio Oriente, dove è noto per una storia intensa e amara secondo il Tulipano è nato dal sangue di una giovane sacrificatasi per il suo amore.
Il suo ciclo vegetativo è breve ed effimero, ma i suoi bulbi, una volta che la pianta ha concluso la sua vita appassendo, possono essere disseppelliti, lasciati seccare e ripiantati l’autunno successivo. In questo modo, possono durare...