La Cercosporiosi è una delle malattie fungine più insidiose che possano colpire orti e frutteti, capace di compromettere gravemente la produttività delle piante e la qualità dei raccolti. Spesso sottovalutata nelle sue fasi iniziali, si manifesta con sintomi apparentemente modesti che evolvono rapidamente in disseccamenti fogliari diffusi. Se non controllata, può portare a defogliazioni precoci, riduzione della fotosintesi e indebolimento generale delle piante, rendendole più vulnerabili ad altri patogeni e stress ambientali.

Cercosporiosi: come riconoscerla

Il primo segnale è la comparsa di piccole macchie tondeggianti sulle foglie. Inizialmente sono di colore chiaro con bordo più scuro, brunastro o violaceo. Con il progredire dell’infezione, le macchie aumentano di numero e dimensione. I tessuti colpiti vanno incontro a necrosi e il centro della macchia diventa sempre più chiaro e secco. Le foglie colpite assumono un aspetto puntinato diffuso, iniziano a ingiallire e progressivamente si seccano e accartocciano.

Un elemento distintivo della Cercosporiosi rispetto ad altre malattie fungine è la presenza nelle macchie più mature di una patina polverosa o vellutata. Sono le spore del fungo, pronte a disperdersi nell’ambiente per infettare altre piante.

La Cercosporiosi è largamente diffusa in tutta Italia grazie alla varietà di climi che favoriscono lo sviluppo dei funghi del genere Cercospora. In particolare si osserva con maggiore frequenza nelle aree caratterizzate da elevata umidità relativa e scarsa ventilazione: condizioni tipiche delle pianure irrigue e delle coltivazioni fitte. Negli orti domestici e nei frutteti familiari la malattia tende a comparire soprattutto durante la primavera avanzata e l’estate, quando le temperature e l’umidità creano un microclima ideale per la proliferazione del patogeno.

La Cercosporiosi è una malattia polifaga, cioè capace di colpire numerose specie coltivate. Nell’orto le colture più sensibili sono le Barbabietole, gli Spinaci, le Bietole da costa e le Lattughe. Sulle Bietole da costa e da orto la Cercosporiosi è spesso molto evidente: le foglie diventano rapidamente inutilizzabili e la produzione si riduce drasticamente. Nel frutteto, invece, i sintomi possono essere più subdoli e le piante più coinvolte sono gli Olivi, gli Agrumi e su alcune frutticole come il Fico. Anche le piante e gli arbusti ornamentali possono essere coinvolti.

Il ciclo di vita della Cercosporiosi

I funghi responsabili della Cercosporiosi iniziano il loro sviluppo quando le temperature superano i 15°C, ma si sviluppano massicciamente quando salgono a 25°C. Un’altra condizione è la presenza di un alto tasso di umidità sul fogliame. È la primavera quindi il periodo più critico, quando le condizioni ambientali diventano favorevoli e le spore possono germinare e disperdersi attraverso il vento, la pioggia o l’irrigazione a pioggia. Una volta raggiunta la superficie fogliare, penetrano nei tessuti vegetali attraverso gli stomi o eventuali microlesioni. Durante la stagione vegetativa, il fungo compie numerosi cicli infettivi secondari, producendo nuove spore che amplificano rapidamente l’infezione. Questo porta a un aumento esponenziale della malattia nel giro di poche settimane.

In estate, quando le temperature superano i 35°C e il clima è più secco, i funghi responsabili della Cercosporiosi rallentano significativamente la diffusione.

Con l’arrivo dell’autunno e il calo delle temperature, l’attività del fungo rallenta fino a cessare quando si raggiungono i 5°C. Temperature inferiori a 0°C possono causare la morte delle spore non protette. Per difendersi dal gelo, i funghi responsabili della Cercosporiosi svernano sotto forma di micelio o spore sui residui vegetali infetti lasciati nel terreno o sulle piante perenni. Pronti a “risvegliarsi” quando tornano il caldo e le piogge primaverili.

Tecniche per prevenire la Cercosporiosi

La prevenzione rappresenta la strategia più efficace contro la Cercosporiosi e molte tecniche agronomiche ci vengono in aiuto.

Anzitutto dovremo rimuovere e distruggere i residui vegetali presenti sul terreno in inverno (foglie secche, frutti in marcescenza, ecc.), in modo da eliminare le spore svernanti e i luoghi in cui si nascondono. Particolare attenzione andrà riservata alle parti infettate durante la stagione vegetativa, sia quelle cadute a terrà sia quelle “dormienti” sulle piante da frutto. Questi materiali non vanno gettati nel cumulo del compost, per evitare di contaminarlo: dovremo distruggerli, bruciandoli se possibile o conferendoli ai centri di smaltimento.

Per evitare che le spore svernanti contaminino le nuove colture dell’orto nella successiva primavera, adottiamo una corretta rotazione delle colture. Specialmente se abbiamo avuto un problema di questo tipo nell’anno precedente: in questo modo le spore svernanti, quando torneranno attive in primavera, non troveranno le loro colture preferite (Bietole, Spinaci e Lattughe) ma specie più difficili da attaccare o inadatte. In questo modo limiteremo la presenza e la diffusione della Cercosporiosi, riducendo drasticamente la presenza di inoculo nel terreno.

Contro le alte temperature non possiamo fare niente; ma abbiamo visto che l’umidità è la seconda condizione per lo sviluppo delle malattie fungine e su questa possiamo intervenire. Anzitutto rispettiamo le adeguate distanze per le piante dell’orto: favorendo la circolazione dell’aria ridurre l’umidità superficiale stagnante sulle foglie.

Anche l’acqua va gestita con attenzione: evitiamo le irrigazioni a pioggia, specialmente in primavera, e preferiamo sistemi localizzati, come l’irrigazione a goccia, che limitano la bagnatura della vegetazione.

Infine non dimentichiamo i corretti cicli di concimazione: le piante sane e robuste sviluppano delle difese naturali maggiori e sono meno soggette alle infezioni.

Metodi di lotta biologica contro la Cercosporiosi

In presenza delle macchie tipiche della Cercosporiosi possiamo intervenire con trattamenti di difesa biologica, efficaci e rispettosi dell’ambiente. La soluzione migliore sono i fungicidi a base di Rame metallo, sotto forma di poltiglia bordolese, adatti anche in fase preventiva. È una soluzione consentita in agricoltura biologica e l’alto grado di micronizzazione delle particelle di Rame assicura un’omogenea e uniforme copertura della vegetazione trattata anche alle dosi più basse. La formulazione in pasta (poltiglia) garantisce un’elevata adesività e resistenza al dilavamento, abbinata a una praticità nel dosaggio grazie alla sua consistenza fluida. È utile anche contro altre malattie fungine, come la Peronospora, l’Alternaria, la Bolla, l’Occhio di pavone, la Ticchiolatura, l’Antracnosi e i cancri rameali.

Anche gli estratti vegetali, come quelli a base di Equiseto ricchi di silice, possono rafforzare le difese naturali delle piante. Anche i trattamenti con Idrossicarbonato di Sodio sono utili in via preventiva: modificando il pH della superficie fogliare la rendono meno favorevole allo sviluppo dei funghi. È importante effettuare trattamenti preventivi o ai primi sintomi, ripetendoli dopo piogge intense.

Anche i concimi fogliari a base di Rame e Zolfo sono utili per prevenire lo sviluppo di malattie fungine.