Possiamo coltivare il Fiordaliso in giardino se vogliamo ottenere delle belle fioriture sui toni dell’azzurro per tutta l’estate e fino all’autunno inoltrato.
Il Fiordaliso (Centaurea cyanus) è una pianta erbacea annuale che produce steli lunghi e rigidi che portano fiori molto decorativi e spesso utilizzati come fiori recisi. In giardino possiamo utilizzare il Fiordaliso per decorare le aiuole e le bordure. La coltivazione in gruppo, anche insieme ad altri fiori, offre un risultato più scenografico. Oltre alla specie selvatica, di colore azzurro, possiamo scegliere tra tante varietà con colori differenti: rosse, porpora e anche nere.
La Caryota mitis è un particolare tipo di Palma caratterizzata da stranissime foglie bipennate e dentellate. Proprio come la coda di un pesce, da cui prende il soprannome.
In natura, nelle foreste tropicali asiatiche, supera i 10 metri di altezza ed è un vero e proprio albero. Produce anche tanti fiori a grappolo che diventano frutti viola, velenosi per l’uomo.
Possiamo facilmente coltivarla in vaso come pianta d’appartamento. In questo caso non supererà i 150 cm di altezza e non produrrà frutti.
Caryota mitis: habitat ideale
È una pianta tropicale e quindi ama le temperature costanti, tra i 17°C e i 23°C, e ambienti con un’alta umidità. Al contrario temono il freddo e deperiscono sotto i 15°C.
Il nostro appartamento è quindi l’ambiente ideale per coltivare la Caryota mitis a patto di prestare attenzione ad alcuni particolari. Evitiamo posti vicino a una finestra che potrebbe produrre spifferi gelidi in inverno. Così come vanno evitate le vicinanze a fonti di calore o condizionatori.
Scegliamo un posto molto luminoso ma protetto dai raggi solari diretti. Per esempio dietro una finestra protetta da una tenda leggera.
Quando le temperature minime superano ampiamente i 15°C possiamo spostarla all’esterno. Avendo cura di scegliere un luogo ombreggiato. A settembre dovremo riportarla in un luogo protetto.
Molti sostengono che coltivare la Daphne sia impegnativo, ma con le giuste accortezze tutti possiamo affrontare questo compito difficile!
Esistono una settantina di specie di Daphne, alcune sono sempreverdi mentre altre sono decidue. Tra queste almeno una decina crescono spontanee sulle nostre montagne, in particolare sull’Appennino e sulle Alpi. Nei vivai però non troviamo una grande varietà, forse anche per la difficoltà di coltivazione.
Ci sono specie arbustive che raggiungono anche i 150 cm di altezza, fino alle varietà nane alpine con portamento strisciante che non superano i 15 cm. Possiamo coltivare la Daphne per arricchire i giardini rocciosi preferendo le varietà con portamento strisciante. Oppure possiamo usarle per decorare delle aiuole con la varietà nane o infine per realizzare siepi con gli arbusti più grandi e sempreverdi.
Perchè coltivare la Daphne odora
La Daphne viene scelta ed è apprezzata soprattutto per i suoi fiori profumatissimi. Spuntano sulla pianta all’inizio di marzo e continuano a sbocciare fino alla fine dell’estate.
La Daphne odora è la specie più facile da trovare in commercio, in particolare la varietà Aureomarginata, così chiamata perché ha foglie verdi con bordi gialli. Un’altra specie diffusa è la Daphne cneorum che ha un portamento strisciante ed è indicata per i giardini rocciosi poiché tollera meglio il caldo.
Dove coltivare la Daphne odora
Veniamo alle dolenti note e alla nomea di pianta “difficile” della Daphne. In effetti è una pianta abbastanza esigente e richiede un habitat umido e protetto, facile da ricostruire in collina o sugli appennini, un po’...
I fertilizzanti a cessione programmata sono l’ultimo ritrovato della ricerca per venire incontro alle esigenze degli appassionati. Quante volte ci siamo dimenticati di concimare le piante del giardino o quelle in vaso? Con i concimi liquidi, da diluire nell’acqua per l’irrigazione ogni 15 giorni, può capitare. E quante volte ci è capitato di bruciarele radici per aver esagerato? Per non parlare di chi ama circondarsi di piante ma ha pochissimo tempo da dedicargli.
La “rivoluzione” apportata dai fertilizzanti a cessione programmata consiste nel fatto che è sufficiente una sola applicazione all’anno!
I fertilizzanti a cessione programmata: basta 1 volta all’anno!
I fertilizzanti a cessione programmata sono costituiti da granuli avvolti da una speciale membrana semipermeabile in resina, totalmente naturale ed estratta da oli vegetali.
I granuli contengono tutte le sostanze nutritive: naturalmente Azoto (N), Fosforo (P), Potassio (K) ma anche una serie di microelementi essenziali alla crescita ottimale delle piante in vaso e non. Come Ferro (Fe), Manganese (Mn), Rame (Cu) e Zinco (Zn).
L’umidità del terreno, che penetra nei pori della membrana in resina, rende solubili i nutrienti contenuti all’interno. Cioè li scioglie, in modo siano subito assimilabili dalle radici.
Con l’aumentare della temperatura e quindi con la ripresa vegetativa delle piante la membrana si apre e libera le sostanze nutritive nel terreno. In questo modo, sfruttando l’azione sinergica dell’umidità e della temperatura, rilasciano le sostanze nutritive nel giusto dosaggio, in modo graduale e nel momento giusto.
Come e quando si usano
Anzitutto vi suggeriamo ove possibile di scegliere un fertilizzante specifico per il tipo di pianta. In modo abbia un titolo, cioè un rapporto tra Azoto (N), Fosforo (P), Potassio (K), ottimale. Per esempio i concimi a cessione programmata per Rose e arbusti da fiore hanno un titolo NPK 22-7-14 mentre quelli per Agrumiha un NPK 20-7-16.
I fertilizzanti a cessione programmata si possono usare...
Possiamo coltivare i Lisianthus in giardino per creare delle belle bordure fiorire, ma possiamo coltivarlo con successo anche in vaso sul terrazzo e in casa. La particolarità di questa pianta sono le sue belle fioriture che iniziano in primavera e durano fino alla fine dell’estate. I suoi fiori recisi, eleganti e con stelo lungo, sono molto utilizzati per abbellire composizione e i bouquet delle spose.
Il Lisianthus (Eustoma) è un genere di piante della famiglia delle Gentianaceae, originarie del sud America e dei Caraibi. È una pianta erbacea che generalmente viene coltivata come annuale per utilizzarne i fiori recisi. Ma se la coltiviamo in un ambiente protetto, come la casa, possiamo coltivarla come perenne.
La pianta è composta da lungi steli, anche 60 cm, con foglie di colore verde scuro, lanceolate con aspetto ceroso. I fiori sono tendenzialmente bianchi ma esistono varietà viola e bicolori e sbocciano in cima allo stelo.
Seminare il prato e ripararlo in modo corretto è l’obiettivo di molto possessori di giardini che, con l’arrivo della primavera, si trovano a dover rigenerare un prato da far invidia al vicino.
Ecco quindi 8 regole per effettuare una semina a regola d’arte!
Come seminare il prato in otto mosse
1. Fresare il terreno da seminare in modo da sminuzzare bene il terreno. Eliminare le infestanti presenti e la vegetazione indesiderata. Per ottenere un prato esente da infestanti è utile bagnarlo come se fosse seminato: così germineranno le eventuali infestanti presenti e potremo procedere con un diserbo totale che ci consenta di seminare velocemente.
2. Lavorare il terreno in modo da livellarlo con le giuste pendenze e renderlo soffice per i primi 20 cm.
3. Utilizzare un rastrello per rimuovere tutti i materiali estranei presenti ed eventuali sassi, distribuire al bisogno del terriccio per tappeti erbosie procedere alla realizzazione del letto di semina.
4. Distribuire il seme con l’apposita scatola pretagliata o attraverso l’impiego...
Molti green lovers iniziano a coltivare la Dicentra spectabilis per la particolarità dei suoi fiori a forma di cuore. La Dicentra spectabilis è una pianta erbacea perenne e in giardino viene spesso coltivata in gruppi per creare bordure e aiuole fiorite. Ma possiamo coltivare con successo la Dicentra spectabilis anche in vaso.
Resiste al freddo e agli ambienti “difficili” e può essere coltivata in tutta Italia.
I fiori spuntano in fila sui rami da maggio a luglio. Di solito sbocciano infiorescenze di colore rosa con un cuore bianco, ma non mancano le varietà completamente bianche.
Possiamo coltivare la Monarda per dare un tocco di colore a un’aiuola da giugno a settembre, grazie ai sui buffi fiori vistosi di colore rosso brillante.
La Monarda (Monarda didyma) è una pianta erbacea perenne proveniente dal nord America. È caratterizzata da una ricca fioritura e da foglie verdi leggermente profumate di Bergamotto. Dalle foglie di Monarda didyma si ricava anche un tè.
Nella maggior parte dei casi i fiori sono di colore rosso vivo e hanno dei petali simpaticamente “spettinati”! Attirano in particolare api e farfalle e sbocciano abbondantemente e in ripetizione da giugno fino a settembre.
In piena fioritura crea un cespuglio folto e compatto, alto circa 70/80 cm. Possiamo quindi utilizzarla nelle bordure alte per creare uno sfondo a piantine più piccole.
Quello di togliere le macchie del prato è un problema di molti possessori di giardini. In vista della primavera possiamo prevedere una serie di interventi, come la semina e l’infoltitura di zone rovinate e spelacchiate. Oltre al normale calpestio e alla comprensibile esuberanza di bambini e animali domestici, il prato si può danneggiare e “macchiare” anche a causa di malattie fungine.
In questo caso è bene intervenire tempestivamente, poiché il problema tenderà a ampliarsi, rovinando altre zone di prato.
Togliere le macchie del prato: le malattie fungine
Sono molte le malattie fungine che possono colpire un tappeto erboso, come il Pythium spp, la Phytophtora capsici ma soprattutto la Rhizoctonia solani.
Lo sviluppo di questi funghi è favorito da temperature alte associate a umidità elevata. Provano marciumi radicali che portano alla necrosi e all’avvizzimento dei fili d’erba. Si evidenziano con macchie di prato decolorate o addirittura spoglie.
Si annidano nel terreno e si propagano velocemente tramite il contatto diretto, l’acqua di irrigazione, gli insetti e persino le correnti d’aria. Sopravvivono a temperature comprese tra i 9° C e i 30° C, ma le temperature ottimali per il suo sviluppo sono tra i 20 e i 30°C, con temperature notturne superiori ai 16°C.
Conoscendo le caratteristiche della malattia, possiamo intervenire in modo preventivo adottando alcune regole colturali atte a prevenire l’arrivo di spore. Come per esempio un’irrigazione calibrata e non eccessiva e un’altezza di taglio non troppo bassa.
Come risolvere il problema in modo biologico: i funghi antagonisti
Se non vogliamo utilizzare un agrofarmaco specifico di origine chimica, possiamo contare su una nuova soluzione naturale, a base di Trichoderma asperellum, consentita in agricoltura biologica. Si tratta di un fungo, antagonista...