Coltivare l'Aglio è facile e ci sono tanti buoni motivi per farlo! Usato cotto o crudo come ingrediente nelle nostre cucine o come erba medicinale per le sue proprietà benefiche, adattabile e facile da curare, l’Aglio (Allium sativum), originario dell’Asia centrale, è diffuso ormai in tutto il mondo.
Spesso viene coltivato come erba aromatica nei nostri terrazzi, o, nel caso di alcune specie come l’Allium Ursinum (detto Aglio orsino), l’Allium Vineale o l’Allium Moly (Aglio dorato), viene aggiunto anche alle bordure di qualche giardino per la bellezza dei fiorellini bianchi che genera verso gli inizi dell’estate.
Se viene coltivato accanto ad altre piante da fiore, l’Aglio ha la proprietà di difenderle dagli attacchi degli afidi perché è repellente per questo tipo di insetti.
COLTIVARE L'AGLIO: ATTENZIONE AL CLIMA
Versatile, rustico, in Italia l’Aglio può crescere spontaneo più o meno in ogni tipo di regione. Predilige ambienti soleggiati e freschi, e la temperatura ideale per la sua crescita va dai 15°C ai 20°C.
La saggezza popolare ricorda che la parte dell’aglio che si interra è lo spicchio del bulbo, con la punta verso la superficie, in un buco profondo come minimo 5 centimetri, che va coperto, oltre che con del terriccio, con uno strato di pacciamatura di foglie secche o cortecce. Gli spicchi devono essere messi almeno a 10 cm l’uno dall’altro, per permettere alla pianta di estendersi.
Nelle regioni più miti, lo spicchio può essere interrato nel periodo autunnale, mentre nel centro-nord è meglio piantarlo all’inizio della primavera...
Dobbiamo prestare attenzione quando vogliamo concimare le piante acidofile, poiché richiedono una “dieta” un po’ personalizzata. Sono dette piante acidofile quelle che preferiscono un substrato di coltivazione acido, cioè con un pH inferiore a 7.
L’analisi del pH del terreno di un giardino può essere affidata a un laboratorio specializzato, per ottenere la massima precisione, oppure possiamo farla da noi con un kit che troviamo facilmente nei centri giardinaggio. Il pH viene calcolato su una scala da 1 a 14: se il dato è inferiore a 7 il terreno è acido, intorno a 7 il substrato è neutro, al di sopra di questo valore viene detto alcalino o basico.
Il pH influenza la disponibilità di elementi nutritivi: per esempio il ferro e il manganese sono spesso carenti in suoli alcalini e anche quando sono presenti in quantità sufficiente, le radici di alcune piante, dette acidofile come i Rododendri e le Azalee, non riescono ad assorbirli. Se il pH è molto acido o molto alcalino, molti microorganismi utili per le piante non riescono a vivere e a riprodursi.
Se il suolo è troppo calcareo, le piante acidofile possono soffrire più facilmente di clorosi, una fisiopatia che fa sbiadire il fogliame. Gardenie e Ortensie, oltre al substrato con pH inferiore a 7 richiedono anche irrigazioni con acqua a pH neutro.
Le piante acidofile che possiamo coltivare in vaso sono molte, come Azaleea, Gardenia, Ortensia, Erica, Rododendro, Felce, Pieris, Camelia e Acero...
Coltivare piante con fioriture abbondanti è un modo che spesso usiamo per contrastare il grigiore di una vita passata nelle grandi città: sia per combattere la routine quotidiana, sia per donare colore al cemento e al metallo dei terrazzi dei condomini. Alcune piante più di altre possono rendere gli spazi esterni dei nostri appartamenti dei piccoli giardini, con nuvole di fiori dai colori accesi, cascanti dai vasi.
Quando pensiamo alle piante da fiore che troviamo più spesso su un terrazzo, non possono non venirci in mente i classici Gerani, con i loro fiori rossi accesi, facili da coltivare, non richiedono molta acqua ma un ambiente fresco e umido, pur sopportando bene anche climi caldi e secchi. Ma esistono tante altre piante adatte per la coltivazione in vaso sul terrazzo.
Ecco quelle che vi consigliamo: sono facili da coltivare in vaso e offrono una fioritura abbondante.
PIANTE CON FIORITURA ABBONDANTI: 10 SUGGERIMENTI PER UN TERRAZZO ORIGINALE
La Fucsiaè disponibile in tantissime varietà, tutte con fiori penduli molto abbondanti. È particolarmente adatta per il clima fresco.
La Dipladenia(Mandevilla) ha fiori a forma di campanella e ama il sole. Ci sono anche ricadenti e rampicanti.
La Diascia ha una fioritura abbondante e continuativa fino all’autunno.
La Buddlejaè un arbusto con fiori a pannocchia di colore viole che attirano le farfalle con il loro profumo. Condividono l’amore per gli ambienti soleggiati e il bisogno di acqua abbondante e frequente...
Coltivare Erba cipollina ha molteplici utilità: anzitutto per le sue foglie che sono una preziosa risorsa tra le piante aromatiche, ma anche per i buffi fiorellini violetti che spuntano generosi in primavera e, non ultimo per importanza, per le sue proprietà repellenti.
L’Erba cipollina, usata dai tempi più antichi come ingrediente della nostra cucina e dagli erboristi per le sue qualità curative, viene apprezzata anche per la sua facilità da coltivare e può essere approcciata anche da chi si avvicina al mondo delle piante da poco tempo.
Oltre agli aromi dei suoi steli, produce dei fiori viola semplici ma eleganti che fioriscono da fine maggio a giugno.
Può essere coltivata ovunque: sia in vaso sul terrazzo sia nelle aiuole dei nostri giardini, dove viene cresciuta in bordura, abbinata ad altre piante. Insetti come Afidi e Acari la trovano repellente e viene usata anche per difendere dai parassiti diversi tipi di piante sensibili ad essi, come molte piante da fiore.
COLTIVARE ERBA CIPOLLINA: IN VASO O IN GIARDINO
L’Erba cipollina cresce spontanea un po’ dappertutto nelle regioni del centro-nord, con climi freschi e umidi. Può adattarsi bene sia in ambienti soleggiati che in posizioni più riparate. Resiste sia al caldo dell’estate che al freddo dell’inverno. Se la coltivate in vaso potrete riparala in un posto più caldo in inverno. Se viene coltivata in giardino, un gelo troppo intenso può far appassire gli steli, ma il bulbo alla base della pianta può sopravvivere sotto terra in letargo per germogliare nuovamente in primavera.
Ci sono molti motivi per coltivare il Viburno (Viburnum) in giardino. Distinguibile per le fronde molto fitte, che possono raggiungere un’altezza di 3-4 metri, ma anche per i suoi fiori, il Viburno, generalmente coltivato in serie per comporre delle piccole siepi, viene anche usato come esemplare singolo, per abbellire una aiuola e dare un tocco di eleganza a un giardino.
COLTIVARE IL VIBURNO: UN NOME TANTE PIANTE DIVERSE
Viburno è però un termine “generico”, poiché dietro questo nome si cela un genere che comprende tantissime specie diverse (i più conosciuti sono Lucidum, Opulus, Tinus, ecc.), disponibili in molte varietà. Le varie specie di Viburno danno luogo a piante a volte spesso diverse: sia nel colore dei fiori, sia nella forma delle foglie (rugose o lisce), sia nelle caratteristiche (alcune sono sempreverdi, altre decidue) e nelle dimensioni. Le specie decidue fioriscono in primavera, mentre alcune specie di sempreverdi fioriscono anche in autunno. Ci sono Viburni che producono bacche e il Viburnum Opulus produce dei bellissimi fiori rotondi, mentre di solito il Viburno ha fiori riuniti a ombrello. È quindi importante, all’atto dell’acquisto, verificare che il tipo di Viburno che abbiamo scelto sia adatto, per caratteristiche e spazi, al nostro giardino. Per esempio se vogliamo realizzare una siepe meglio puntare su un sempreverde.
Il Viburnum Tinus è perfetto per realizzare siepi. Ha foglie piccole ovali color verde scuro e in primavera regala fiori a forma di ombrello di circa 10 cm di diametro. In autunno, dopo la fioritura, produce delle bacche blu.
Se cercate una pianta per il terrazzo che fiorisca per tutti i mesi caldi con fiori che tendono al blu, vi suggeriamo di coltivare la Aquilegia. Conosciuta anche con i nomi di Colombina o Ballerina, è una pianta erbacea perenne della famiglia delle Ranuncolacee diffusa nei boschi di un po’ tutto l’emisfero boreale, dall’Asia all’Europa al nord America. È riconoscibile dal suo fiore con una forma elaborata, con una corolla a forma di campanula i cui petali si aprono, allargandosi e lasciando cadere i loro lembi.
Molte specie di Aquilegia si distinguono anche per i loro colori scuri, quasi sempre tra il blu, l’azzurro e il viola, meno spesso di altri colori come il rosso o il crema. Nel nostro continente europeo, le specie più diffuse sono la Aquilegia vulgaris con dei petali color violetto, la Aquilegia alpina con fiori di un azzurro vivo, la Aquilegia carulea e la Aquilegia flabellata con i loro tipici fiori bicolori bianchi e blu e la Aquilegia canadensis con fiori dai petali gialli e rosso scuro.
Coltivare il Mandarino è facile, sia in vaso sia in giardino. Con le sue foglie lucide e profumate, i frutti dolci e colorati, il Mandarino (Citrus reticulata) è uno dei grandi piccoli tesori che l’Asia ci ha donato. Pur essendo, come buona parte degli Agrumi, molto diffuso nel Mediterraneo e ormai parte integrante della nostra dieta, il Mandarino in realtà si è diffuso in Europa solo dal XIX secolo, inizialmente come pianta ornamentale. Solo in un secondo momento abbiamo cominciato ad apprezzare il succo e la morbidezza dei suoi frutti.
Pur essendo l’Agrume arrivato più di recente in Occidente, il Mandarino è uno di quelli più antichi, insieme al Cedroe al Pomelo.
Il Mandarino produce dei fiori bianchi generalmente con 5 petali (dette zagare) dai primi caldi (febbraio-marzo) fino all’estate, che in seguito diventeranno frutti, chiamati esperidi. I frutti maturano sulla pianta e da verdi diventano arancioni man mano che crescono. La raccolta si effettua da settembre fino a maggio, a seconda della varietà.
COLTIVARE IL MANDARINO IN GIARDINO
Per la coltivazione in giardino è necessario un clima mite, soleggiato e poco piovoso, con temperature comprese tra i 10°C e i 30°C. È una pianta sensibile al clima e non tollera caldi e freddi intensi e teme i venti molto forti che possono danneggiare i fragili germogli. Correnti d’aria e sbalzi di temperatura possono portare alla caduta dei frutti.
Il Mandarino ha radici che si estendono in profondità nel terreno e perciò necessita di un terreno morbido e ben drenato. Non va coltivato in terreni argillosi, alcalini, calcarei o salini.
Il periodo ideale per la messa a dimora del mandarino è in primavera, quando ormai sono lontani i geli dell’inverno e le ore di sole aumentano. Un mese prima del trapianto, iniziate a preparare il terreno e la buca di impianto. Lasciate aperta la buca per un mese per permettere agli elementi naturali (sole, luce, acqua) di disinfettare il luogo in cui andranno a dimora le piante e raffinare il terreno in modo adeguato. Durante questo periodo controllate periodicamente la buca: per esempio dopo un temporale per verificare che l’acqua non ristagni e defluisca rapidamente. Sul fondo della buca possiamo aggiungere una buona riserva nutritiva con un intervento di concimazione: possiamo usare un concime organico, come per esempio uno stallatico umificato pellettato.
Il Mandarino ha bisogno di innaffiature costanti in ogni periodo dell’anno, soprattutto in estate, nei mesi più secchi e meno piovosi, e sporadicamente in inverno. Al momento dell’irrigazione bisogna fare comunque attenzione a non distribuire eccessivamente acqua, per evitare ristagni che favoriscono marciumi radicali pericolosi per la pianta.
Il momento ideale per la potatura del Mandarino è la fine dell’inverno, dopo la fine dell’ultimo raccolto. È necessario un taglio vigoroso che sfoltisca le fronde della pianta per permettere a fiori e frutti di manifestarsi l’anno successivo. È bene anche rimuovere i succhioni che possono nascondersi tra i rami.
Se abitiamo nelle regioni del nord e il clima non è adatto per la coltivazione del Mandarino in giardino, possiamo farlo crescere in vaso.
Scegliamo un vaso molto ampio e profondo, nel quale disporremo sul fondo uno strato di biglie di argilla espansaper migliorare il drenaggio dell’acqua in eccesso ed evitare muffe e marciumi radicali. Possiamo quindi utilizzare un terriccio specifico per agrumi.
Posizionate il vaso in una posizione riparata dal vento ma in cui arrivi il sole per almeno 5 ore al giorno.
Poiché le sostanze nutritive del terriccio contenuto nel vaso sono destinate a esaurirsi, è importante prevedere e rispettare un ciclo di concimazione. Possiamo utilizzare dei concimi granulari a lenta cessione, che sciogliendosi lentamente assicurano alla pianta nutrimenti per 3-6 mesi (a seconda del prodotto) oppure un fertilizzante liquido specifico per agrumi, da aggiungere ogni 15 giorni nell’acqua per l’irrigazione.
Il Mandarino va rinvasato quando la pianta lo richiede, cioè quando le radici fuoriescono dai fori di drenaggio del vaso.
Coltivare le Palme in giardino è possibile anche in Italia. Nonostante l’aspetto esotico, diversi tipi di Palme sono usate ormai da molto tempo in Europa per dare un tocco di particolarità ai nostri giardini. La famiglia delle Aracacee conta più di duecento specie, provenienti da ogni continente e solo in parte originarie del nostro Mediterraneo.
Tra le diverse specie di Palma, possiamo trovare piante di ogni dimensione e per ogni necessità: alcune sono alberi alti fino a 25 metri come la Palma Reale (Roystonea regia), la Palma del Cile (Jubaea chilensis) o la Palma da Datteri (Phoenix dactylifera), che oltre ai fiori decorativi genera anche i famosi frutti. Altre specie, come la Palma di San Pietro (Chamaerops humilis) o la Palma Pigmea (Phoenix roebelenii) vengono dette nane perché, a differenza delle loro cugine, non riescono a crescere a più di due metri di altezza e sono quindi adatte per crescere in qualsiasi aiuola. Altre specie ancora, come la Kenzia, l’Areca (Chrysalidocarpus lutescens) o la Chamaedorea, coltivate in vaso, vengono spesso usate anche per arredare uffici o appartamenti.
Combattere gli Afidi, o Pidocchi delle piante, è importante perché sono nocivi per i vegetali. Sono generalmente di aspetto globoso, privi di ali o con ali trasparenti deboli (esclusa la femmina fondatrice), di dimensione minuta (da meno di 1 mm a 5-6 mm). Il colore varia in funzione della specie: i più comuni possono essere giallognoli, verdi, neri, grigi o rossicci e spesso tendono a confondersi con il colore della pianta su cui vivono.
Prediligono attaccare le parti giovani e tenere (germogli e giovani rametti) dove scorre abbondante la linfa che succhiano pungendo i tessuti, ma non disdegnano anche organi sotterranei come le radici.
La particolare rapidità di moltiplicazione è la causa dei danni immensi che cagionano. Ogni femmina fecondata depone le uova svernanti da cui, in primavera, nascono delle larve che continuano a procreare ripetutamente nel corso della stagione vegetativa, senza necessità di essere fecondate. Si è calcolato che una sola femmina fecondata produrrebbe, se tutti gli insetti che ne derivano vivessero, 6 milioni di nuovi Afidi in un anno!
Da qui la necessità di non sottovalutarne la presenza e controllarne lo sviluppo sin dal loro insorgere per evitare gravi danni alla pianta.