La pianta di Amelanchier lamarckii è uno degli arbusti più interessanti da coltivare in giardino, perché presenta aspetti ornamentali in tutte le stagioni. In primavera si riempi di tanti fiori bianchi candidi, che in estate si trasformano in bacche commestibili, mentre in autunno il fogliame assume tonalità rosse e arancioni che conferiscono eleganza alla pianta anche prima della caduta delle foglie. Inoltre è una pianta molto rustica, facile da coltivare e resistente al freddo, anche il più intenso. In giardino possiamo coltivarlo sia come pianta da siepe sia come esemplare singolo, ma cresce bene anche in vaso sui terrazzi cittadini!
L’Amelanchier lamarckii appartiene alla famiglia delle Rosaceae e il genere Amelanchier comprende decine di specie differenti, tutte caratterizzate da eleganti fioriture. Nei vivai italiani possiamo trovare diverse specie. Come l’Amelanchier canadensis che ha un portamento più contenuto rispetto al lamarckii, l’Amelanchier alnifolia coltivato per la produzione dei frutti, più grandi e dolci, o l’Amelanchier ovalis più resistente al caldo e adatto per le regioni del sud Italia.
L’Amelanchier lamarckii è una pianta arbustiva che in giardino può superare i 5 metri in altezza. Ma con le condizioni climatiche ambientali e in assenza di potature può diventare più grande.
Le foglie giovani spuntano in primavera: inizialmente hanno tonalità ramate ma durante l’estate diventano verdi. In autunno, prima di cadere verso ottobre/novembre, assumono affascinanti sfumature rosse e arancioni. I fiori, bianchi e stellati, sono riuniti in grappoli penduli molto ornamentali: sono numerosi e compaiono prima delle foglie, da marzo ad aprile. Nelle zone più fredde e alpine la fioritura inizia più tardi e può protrarsi fino a maggio. In seguito si trasformano in bacche commestibili, di colore viola-bluastre a maturazione, che si raccolgono in estate tra giugno e luglio. Son dolci e possono essere consumatore fresche o per produrre marmellate.






Amelanchier lamarckii: temperatura ed esposizione solare
L’Amelanchier lamarckii cresce bene con temperature comprese tra i 10°C e i 25°C. Tollera molto bene il freddo e sopporta senza problemi gelate intense fino a -25°C. È la pianta ideale per i giardini alpini e montani.
Nel primo anno, le piante appena trapiantate, specialmente se in zone molto fredde, vanno protette con uno stradi pacciamatura alla base della pianta per proteggere l’apparato radicale. Le piante coltivate in vaso sono più sensibili al gelo perché le radici risultano meno isolate termicamente: in questi casi avvolgiamo il vaso con materiali isolanti oppure spostiamolo in posizione soleggiata e riparata.
Tollera il caldo fino a 35°C ma richiede irrigazioni abbondanti e posizioni semi-ombreggiate per evitare disseccamenti fogliari. Oltre i 40°C protratti per molti giorni, soprattutto in terreni asciutti, la pianta può subire danni anche gravi.
Per ottenere una crescita equilibrata, necessita di almeno 4/6 ore di sole diretto al giorno. Nelle regioni settentrionali può essere coltivato in pieno sole, mentre nelle zone contraddistinte da estati molto calde e meglio una posizione di mezz’ombra luminosa per evitare stress dovuti alle elevate temperature estive.
Anche la scelta della specie deve considerare la fascia climatica. Nel nord Italia e nelle zone montane l’Amelanchier lamarckii offre risultati eccellenti grazie alla buona disponibilità di freddo invernale e alle estati relativamente miti. In queste aree può essere coltivato tranquillamente in pieno sole. Nel centro Italia conviene preferire esposizioni luminose ma non troppo torride, specialmente nelle regioni interne soggette a estati molto calde. Una posizione con sole mattutino e ombra pomeridiana spesso rappresenta la soluzione ideale. Nel sud Italia e nelle aree costiere mediterranee è importante scegliere ambienti freschi, terreni profondi e irrigazioni regolari nei mesi estivi. Qui possono funzionare meglio specie leggermente più tolleranti al caldo come l’Amelanchier alnifolia.
Come trapiantare l’Amelanchier lamarckii
Il periodo ideale per il trapianto è l’autunno, tra ottobre e novembre, quando il terreno conserva ancora calore sufficiente per favorire la radicazione. Anche la fine dell’inverno rappresenta un buon momento per l’impianto.
Scaviamo una buca con dimensioni doppie rispetto al pane radicale e incorporiamo sul fondo una dose di concime organico, come lo Stallatico pellettato, o di fertilizzante granulare a lenta cessione per piante da fiore. Questo tipo di concimazione andrà ripetuta negli anni successivi all’inizio della primavera, dell’estate e dell’inverno. La concimazione invernale è utili per aiutare la pianta a superare il riposo vegetativo e per sostenere la produzione di nuovi germogli nella primavera successiva.
L’irrigazione
Durante il primo anno dopo il trapianto dovremo mantenere il terreno moderatamente umido con irrigazioni regolari, soprattutto in estate.
Le piante adulte e ben radicate sono abbastanza resistenti alla siccità e sono quasi autosufficienti. Dovremo garantire irrigazioni profonde in estate e in presenza di lunghi periodi senza piogge.
Attenzione però ai ristagni idrici, specialmente se lo coltiviamo in vaso, che possono favorire marciumi radicali e malattie fungine.
La potatura
Richiede interventi di potatura piuttosto limitati, poiché possiede naturalmente una forma armoniosa ed elegante.
La potatura principale si effettua generalmente alla fine dell’inverno, tra febbraio e marzo, prima della ripresa vegetativa. In questa fase si eliminano i rami secchi, danneggiati o che crescono verso l’interno della chioma. È importante mantenere una struttura aperta e ben arieggiata, così da favorire la penetrazione della luce e ridurre il rischio di malattie fungine.
La pianta può produrre polloni basali: possiamo lasciarli se preferiamo un aspetto più naturale oppure possiamo rimuoverli se vogliamo dare una forma ad alberello alla pianta.
Potature drastiche sono generalmente sconsigliate: la pianta reagisce meglio a interventi leggeri e regolari.
Come curare l’Amelanchier lamarckii
Pur essendo una specie abbastanza rustica, può essere oggetto di attacchi da parte di alcuni insetti fitofagi e malattie fungine tipiche delle Rosaceae.
Tra i parassiti più comuni troviamo gli Afidi, che attaccano i giovani germogli causando deformazioni fogliari e rallentamento della crescita. In caso di infestazioni leggere è spesso sufficiente intervenire con Sapone molle potassico o favorire la presenza di insetti utili come le Coccinelle.
Anche le Cocciniglie possono insediarsi sui rami, soprattutto in ambienti poco ventilati. Questi insetti succhiano la linfa e indeboliscono progressivamente la pianta. Si possono eliminare manualmente oppure trattare con Olio di Colza.
Tra le malattie fungine, una delle più frequenti è l’Oidio, riconoscibile per la comparsa di una patina biancastra sulle foglie. Questa patologia si sviluppa soprattutto in condizioni di elevata umidità e scarsa ventilazione. I trattamenti a base di Estratto di Equiseto sono utili per combattere le spore e migliorare le difese immunitarie della pianta.
Anche la Ticchiolatura può colpire foglie e frutti provocando macchie scure e caduta precoce del fogliame. Una buona prevenzione consiste nell’evitare irrigazioni sulle foglie e nel mantenere la chioma ben arieggiata tramite leggere potature. In presenza della malattia effettuiamo ripetuti trattamenti con un fungicida a base di Idrogeno Carbonato di Sodio.