Eliminare le Tignole e le Tignolette dalla vite è importante poiché si tratta di due parassiti tra i più pericolosi per questa pianta.
La Tignola (Eupoecilia ambiguella) e la Tignoletta (Lobesia botrana) sono due lepidotteri considerati una delle maggiori minacce dai coltivatori di viti, per via della loro rapidità riproduttiva e della loro voracità. Sono due specie di lepidottero molto simili e pericolose, ma con alcune caratteristiche differenti.
Entrambe si nutrono non solo di fiori e frutti delle viti, ma anche di ogni pianta da bacca ed è facile che la Tignoletta possa attaccare anche gli arbusti di Ribes, Olivi o altre piante spontanee per nutrirsi dei loro frutti.
Sono differenti gli ambienti nei quali le due specie possono prosperare: mentre la Tignola, più resistente al freddo, prospera nelle regioni del nord Italia, è più facile trovare la Tignoletta nei luoghi caldi del centro-sud.
ELIMINARE LE TIGNOLE E LE TIGNOLETTE DALLA VITE: IMPARIAMO A RICONOSCERLE
È possibile riconoscere Tignola e Tignoletta dalle caratteristiche fisiche dei loro vari stadi di sviluppo: le uova sono di colore giallastro, ma quelle della Tignola si scuriscono prima di schiudersi. Mentre le larve della Tignola sono rossastre con la piccola testa nera, quelle della Tignoletta sono di un verde opaco. Nella forma adulta la Tignola è grande dai 10 ai 12 mm ed è riconoscibile per le ali anteriori giallastre tagliate da una banda scura trasversale, la Tignoletta è invece poco più piccina e ha le ali anteriori tinte di sfumature marmoree...
La Nandinadomesticaè un arbusto sempreverde coltivato da secoli in Cina e in Giappone, dove è conosciuto anche con il nome di “bambù sacro” o “bambù celeste” e, secondo le tradizioni giapponesi, viene posta vicina alle porte per scongiurare il cattivo effetto di sogni nefasti.
Può essere coltivata come esemplare singolo in appartamento, ma è particolarmente apprezzata per abbellire i nostri giardini, coltivata singolarmente o in una serie per formare una siepe.
Le foglie, verdi in primavera, mutano in autunno diventando di un rosso acceso molto pittoresco. D’inverno, alle foglie si aggiungono delle piccole bacche rosse che hanno però solo valore estetico poiché leggermente tossiche.
Risolvere il problema delle Cimici è importante poiché sono insetti fitofagi, ossia che si nutrono delle nostre piante, della loro linfa in particolare, rovinando le piante ornamentali e dell’orto.
Le Cimici sono molto prolifiche e, deponendo fino a 400 uova per adulto, possono nel breve creare una vera e propria infestazione.
Prima di scegliere il rimedio più adatto per combatterle, è bene individuare con precisione di quale insetto si tratta. In effetti in Italia tendiamo ad attribuire il nome “Cimice” a molti animali differenti: le Cimici dei letti, le Cimici rossonere, le Cimici dell’Olmo, le Cimici del Platano, le Cimici verdi e le Cimici asiatiche sono infatti insetti completamente diversi.
Quelle maggiormente diffuse sono le Cimici verdi (la Palomena prasina e la Nezara viridula) e la Cimice asiatica (Halyomorpha halys).
Coltivare la Thunbergia in vaso è facile. Si tratta di un rampicante vigoroso usato prevalentemente per adornare i pergolati e i muretti dei giardini, ma può essere anche coltivato in vaso per decorare i nostri terrazzi con i rami nodosi, le foglie verdi e coriacee e i fiori che cadono dolcemente dai bordi.
Tra le varie specie di Thunbergia, la più adatta da coltivare in vaso è la Thunbergia alata, chiamata anche Susanna dagli Occhi Neri. Il suo fiore, con un pistillo scuro al centro di una corolla di petali gialli vivaci, fiorisce dalla primavera avanzata fino ai primi mesi di autunno.
COLTIVARE LA THUNBERGIA IN VASO: ATTENZIONE AI RISTAGNI D'ACQUA
L’ambiente ideale per la Thunbergia alata è caldo e luminoso, esposto al sole ma riparato da un velo d’ombra nei giorni con i raggi più accesi. Questa varietà di Thunbergia non teme il freddo e può resistere a temperature anche inferiori ai -5 e -6°C. In compenso, ama un clima secco e non sopporta l’eccessiva umidità...
Ci sono piante piacevoli al tatto? Dei nostri cinque sensi, solitamente quelli che usiamo per godere della bellezza di un giardino sono la vista, con cui godiamo del colore dei fiori delle nostre piante, e l’olfatto, grazie al quale possiamo godere del loro profumo. Altre piante, invece, oltre al loro colore e al loro aroma, ci colpiscono per il piacere che donano al nostro tatto, grazie alle loro foglie morbide e vellutate. Piante che spesso vengono scelte per adornare un giardino anche per questa loro virtù particolare.
Piante piacevoli al tatto: ecco quali scegliere
Tra le più note, possiamo segnalare la Menta e la Salvia, che lasciano sulle mani, oltre alla sensazione morbida, il loro aroma.
Altre piante da accarezzare sono laCelosia crestata, anche conosciuta con il nome di cresta di gallo, con le sue spighe di fiori dai petali vellutati, che possono essere gialli o di un viola acceso; la Stachys lanata, nota anche come orecchia di agnello, ricoperta completamente di una peluria bianca che ricorda appunto la lanugine dell’ovino; la Cotyledon tomentosa, o zampa d’orso, una pianta succulenta i cui fiori color pesca sono circondati da piccole foglie tondeggianti, coperte da una peluria morbida.
L’idea di coltivare il Solanum è interessante se stiamo cercando un rampicante capace di resistere ai climi italiani. Ma attenzione alla scelta.
I Solanum sono una varietà di piante arbustive appartenenti alla vasta famiglia vegetale delle Solanacee, che comprende 1.400 tipi diversi di piante, alcune tipiche dei nostri orti e giardini. Tra le specie commestibili troviamo piante come il Peperone, la Melanzana, la Patata e il Pomodoro mentre tra quelle da fiore la Datura, la Nierembergia e la Petunia.
Tra le Solanacee a uso decorativo, spiccano 3 rampicanti di uso più comune: sono il Solanum capsicastrum, il Solanum jasminoides e il Solanum rantonnetii.
Coltivare la Chionodoxa è molto facile: possiamo piantare i bulbi tra un mese, all'inizio dell'autunno e i fiori sboccerranno tra marzo e aprile. E' il momento giusto per progettare l'aiuola o la bordura e procurarsi i bulbi!
COLTIVARE LA CHIONODOXA: LE CARATTERISTICHE
Con il nome di Chionodoxa sono conosciute una decina di piante bulbose, originarie della Turchia e apprezzate per i fiori eleganti e discreti a forma di stella, di colore azzurro, viola o rosa, che sfumano verso il centro culminando nel pistillo bianco.
Il periodo della loro fioritura è l’inizio della primavera, tra marzo e aprile. Verso l’autunno, le foglie verde scuro ingialliscono e cadono e i bulbi entrano in uno stato vegetativo, per riprendere a far crescere la pianta nella primavera successiva.
Eliminare la Peronospora della vite è importante perché è una delle minacce più importanti per i vigneti, fin dalla fine dell’Ottocento quando è arrivata per la prima volta in Europa proveniente dalle coltivazioni del nord America. È provocata da un fungo, la Plasmopara viticola, che arriva sui vitigni trasportato dal vento o dalla pioggia. Quando lo sporangio, ovvero il contenitore delle spore del fungo, arriva su una superficie liquida rilascia le sue spore che, a contatto con la foglia, cominciano a svilupparsi negli spazi tra le cellule vegetali nutrendosi di essa.
ELIMINARE LA PERONOSPORA DELLA VITA: COME SI RICONOSCE
Le parti della foglia infette cominciano a seccare, creando degli spazi morti sulla pianta dette macchie d’olio. Solitamente, lo sviluppo del fungo può avvenire in primavera, quando il clima, maggiore di 10°C e la frequenza di precipitazioni lo favoriscono.
Le foglie colpite dalle macchie d’olio seccano e muoiono; durante la fase di crescita dei frutti, se il fungo riesce a trasmettersi attraverso i tralci, gli acini cominciano a disseccarsi e cadono.
Una volta che il fungo ha terminato il suo nutrimento, solitamente dopo la fase di sviluppo dei frutti, comincia a rilasciare un insieme di sporangi che può attaccare sia le foglie sia i grappoli e che si manifesta come una muffa di colore grigio o bianco. Da lì, gli sporangi, trasportati dal vento o dalle gocce d’acqua delle precipitazioni stagionali, possono infettare altre foglie o altre piante. La velocità della loro diffusione può determinare, nel corso di qualche mese, l’indebolimento delle piante e, nel caso di infestazioni estese, la morte di interi vitigni.
Sicuramente il primo motivo che può spingerci a combattere le Zanzare è il fastidioso prurito che possono provocarci con le loro punture e probabilmente ignoriamo i molti pericoli ai quali, attraverso le loro punture, il nostro organismo può essere esposto. Nei loro voli alla ricerca di sangue, necessario per la deposizione delle uova, le Zanzare trasportano nella saliva, che fa da anestetizzante e provoca il prurito sulla pelle, anche diversi virus e batteri, alcuni tra i quali possono essere fatali per l’uomo.
PERCHE’ COMBATTERE LE ZANZARE
Per quanto sottovalutato, il rischio delle zanzare come veicoli di infezione è estremamente concreto; si pensi che, secondo alcune ricerche, il numero di morti dovuto alle malattie che possono trasportare nell’organismo supera le 700 mila vittime, più dell’attacco nei confronti dell’uomo da parte di qualsiasi animale.
Le numerose epidemie presenti nel Terzo Mondo potrebbero riportare alla nostra memoria la famigerata zanzara anofele (Anopheles spp), veicolo della malaria, fortunatamente da qualche secolo non più diffusa in Europa, ma esistono altri generi potenzialmente pericolosi come Culex, responsabile della propagazione di encefalite, filariosi e malattia del Nilo e la Zanzara tropicale (Aedes aegypti), che oltre all’encefalite è veicolo di febbre gialla, zika, dengue e chikungunya.
Delle malattie elencate, i casi di epidemia in Europa sono ancora sporadici, ma l’aumento degli spostamenti di persone e di merci dovuto alla globalizzazione e il riscaldamento globale rendono favorevole la proliferazione di malattie tropicali anche nel nord del Mondo. Alcuni casi conosciuti sono i contagi in Europa del letale virus Zika, che dal Brasile ha raggiunto l’Europa nel 2015, o della chikungunya, trasmessa...