State cercando delle piante che fioriscono in autunno? Anche se le temperature si abbassano non dobbiamo abbandonare i nostri terrazzi e giardini: possiamo infatti contare su molte piante che fioriscono in questa stagione! Ecco la nostra top 10!
10 piante che fioriscono in autunno
Zephyranthes
Lo Zephyranthes, detto anche Giglio della pioggia, è una pianta bulbosa perenne che sboccia quando iniziano le prime piogge autunnali dopo l’estate.
Le piantine raggiungono un’altezza di circa 30 cm e i fiori hanno grandi petali bianchi, simili ai Gigli. Cresce bene anche in zone molto umide, come nelle vicinanze dei laghetti, ed è indicato per giardini rocciosi e bordure con piante basse. Naturalmente possiamo coltivarlo anche in vaso.
Cosmos
Tra le piante che fioriscono in autunno come non citare la Cosmea(Cosmosbipinnatus): una bellissima pianta che produce grandi fiori a forma di margherita, con colori che variano dal bianco al giallo, dal rosa al rosso acceso. Possiamo scegliere tra oltre 30 specie con caratteristiche e colori differenti.
La sua fioritura inizia a giugno e dura fino a ottobre inoltrato. Possiamo coltivarlo sia in giardino sia in grandi vasi profondi sul terrazzo.
Ageratum houstonianum
La fioritura dell’Ageratum houstonianum, una delle tante specie di Agerato, inizia in estate e termina nell’autunno inoltrato. I suoi fiorellini sono riuniti in grappolo, sono molto buffi e hanno un bel colore lilla.
Manteniamo il terriccio sempre umido e togliamo i fiori appassiti per stimolare la produzione di nuove infiorescenze.
Se state cercando degli ortaggi originali vi suggeriamo di coltivare il Cucamelon. Produce infatti un frutto molto particolare, poiché assomiglia a un’Anguria ma è piccolo come un acino d’Uva e ha un sapore simile al Cetriolo. La buccia ha un retrogusto amarognolo.
Il Cucamelon (Melothria scabra), detto anche Cetriolo messicano, è una pianta rampicante appartenente alla famiglia delle Cucurbitacee e originaria del Sud America e del Messico in particolare.
Dove coltivare il Cucamelon
Il Cucamelon può essere coltivato in giardino o in vaso sul terrazzo, a patto di avere lo spazio per farlo sviluppare. È una pianta rampicante e necessita di una struttura o un tutore e cresce circa 1 metro in altezza e 30 cm in larghezza.
Di solito la coltivazione si inizia da seme poiché non è facile trovare piantine di Cucamelon già sviluppate in primavera. Avendo una crescita molto lenta, suggeriamo l’inizio della coltivazione in un semenzaio custodito in un luogo protetto e luminoso o in una serra.
Ha bisogno di molte ore di sole al giorno, quindi scegliamo una posizione molto assolata per ottenere raccolti più ricchi.
Possiamo coltivare il Mirtifoglio in giardino sia per formare siepi sia come esemplare singolo, potato ad alberello. Tollera il freddo fino a -5°C e può essere allevata all’aperto in gran parte dell’Italia. Dove le temperature minime invernali sono ancora più rigide possiamo coltivarla in grandi vasi, da portare al riparo in inverno.
Il Mirtifoglio (Polygala myrtifolia) è un arbusto perenne sempreverde che produce delle infiorescenze molto particolari che perdurano a lungo sulla pianta. Sono di colore viola e bianco e sbocciano in primavera e perdurano sulla pianta fino a settembre.
Le foglie hanno una forma lanceolata e sono di colore verde scuro, molto simili a quelle del Mirto da cui deriva il nome myrtifolia.
Se state cercando una pianta dall’effetto wow vi consigliamo di coltivare la Oscularia deltoides. Si tratta di una pianta succulenta ed è quindi abbastanza robusta e facile da coltivare. Nelle zone con temperature miti può essere coltivata in piena terra, dove ha un portamento tappezzante ed è indicata per i giardini rocciosi e marini. È originaria del Sud Africa dove cresce spontaneamente nelle zone montane. Nel nord Italia meglio coltivarla in vaso, dove non mancherà di attirare l’attenzione dei vostri ospiti grazie alle sue foglie stranissime e le fioriture sgargianti.
È una pianta sempreverde e produce delle foglie davvero particolari, con forma geometrica triangolare e i bordi dentati, che crescono su fusti cilindri di color verde-rosaceo. Le foglie di color verde chiaro e morbide al tatto: hanno la capacità di trattenere l’umidità in eccesso e di utilizzarla in caso di siccità.
La pianta è già bella così, ma in primavera si arricchisce di grandi fiori rosa che permangono sulla pianta fino all’autunno. Non solo: i fiori si aprono all’alba e si chiudono al tramonto!
Quella di coltivare il Finocchietto selvatico o di raccoglierlo quando cresce spontaneo è una tradizione che risale alle origini degli uomini. Oltre alle tante proprietà benefiche di questa pianta, già conosciute in antichità, nel periodo buio del Medioevo è stato ammantato anche di magia e veniva usato per scacciare gli spiriti maligni.
Testimonianze dell’uso di questa pianta nell’antichità arrivano anche dal nostro linguaggio, quando usiamo il termine “infinocchiare” per indicare una truffa. Pare derivi all’antica tradizione degli osti di aggiungere semi di Finocchietto selvatico nel vino, servito con antipasti a base di Finocchio: il tutto per sfruttare l’intenso sapore di questa ombrellifera e mascherare la cattiva qualità del vino.
Il suo sapore simile al Finocchio lo ha reso poi un ingrediente fondamentale di molti piatti della cucina mediterranea, come la pasta con le sarde siciliana.
Come coltivare il Finocchietto selvatico
Il Finocchietto Selvatico (Foeniculum officinale) si distingue dalla pianta del Finocchio (Foeniculum vulgare): è una pianta erbacea perenne caratterizzata da un fusto eretto ramificato, da foglie molto sottili quasi filiformi e piccoli fiori gialli riuniti in ombrelli di 5/6 raggi. I frutti veri e propri sono verdognoli e crescono all’apice dei fiori; sono tanto piccoli che erroneamente vengono scambiati per “semi”. Tutta la pianta si può utilizzare in cucina ma i frutti sono particolarmente aromatici.
Possiamo raccogliere quello spontaneo oppure coltivarlo nell’orto. Scegliamo un luogo assolato e seminiamo da luglio a settembre per ottenere un raccolto da ottobre a dicembre.
Se abbiamo un gatto domestico dobbiamo assolutamente coltivare la Nepeta cataria: ne andrà matto! Si tratta, storicamente, della vera erba gatta infatti il suo nome deriva dal latino antico: cataria deriva da cathus e significa dei gatti. È interessante segnalare che la Nepeta cataria è molto diversa dall’erba gatta che troviamo nei supermercati ed è più simile a una piantina di menta piuttosto che a fili d’erba.
La Nepeta cataria contiene un terpene (il nepetalattone) simile ai feromoni dei gatti. L’effetto sui gatti è totalmente positivo: svolge un’azione positiva e rilassante sul sistema gastroenterico e neurologico. Se i gatti mangiano le foglie fanno le fusa e si rotolano contenti.
Le Nepete sono un genere di piante erbacee appartenenti alla famiglia delle Lamiaceae, caratterizzate da un fiore labiato.
Oltre alla Nepeta Cataria, coltivata per amore verso i gatti, possiamo scegliere tra altra varietà di Nepeta molto interessanti. La Nepeta racemosa produce in estate dei bei fiori di colore blu e lillà, la Nepeta subsessilis dona infiorescenze di colore blu brillante fino all’autunno, mentre la Nepeta faassenii produce fiori di color lavanda con punteggiature porpora da maggio fino a ottobre. Tutte le Nepete vengono utilizzate come piante aromatiche in cucina, ma la Nepeta peperina ha la particolarità di sapere di pepe.
La Nepeta cataria invece fiorisce da maggio a settembre e dona delle belle infiorescenze azzurre. Anche le api, oltre ai gatti, adorano i fiori e il polline della Nepeta...
Quest’anno dovremo curare il prato con maggiore attenzione, poiché ha vissuto una delle estati più calde e siccitose degli ultimi decenni. Senza contare l’allarme sull’uso delle risorse idriche che in molti Comuni ha portato a una riduzione delle irrigazioni.
Il nostro tappeto erboso arriva così a settembre con alcune zone senza erba, tracce di infeltrimento dovuto ai fili d’erba seccati dal sole e un suolo tendenzialmente asciutto e povero di sostanze nutritive. Sono quindi molte le azioni che possiamo intraprendere per rimettere in forma in prato durante l’autunno e l’inverno, in modo che possa presentarsi in forma la prossima primavera.
Curare il prato: iniziamo dalla semina
In settembre e ottobre le temperature ci consentono ancora di seminare per infoltire aree scoperte o danneggiate.
All’atto della scelta del miscuglio di sementi, scegliamone uno adatto al nostro giardino (per clima ed esposizione solare) e all’uso che vorremo farci (gioco, solo ornamentale, ecc.).
La scelta degli ortaggi da coltivare in autunno si sta ampliando di anno in anno a causa dell’aumento generalizzato delle temperature. Se il sole persiste, nel sud Italia si possono continuare a raccogliere Pomodori, Peperoni e Melanzane fino a ottobre! Lo stesso dicasi per alcuni ortaggi estivi che continuano a produrre se il clima e le temperature lo consentono: come per esempio le Bietole da costa, i Fagiolini, le Zucche e le Zucchine.
Naturalmente se abbiamo la possibilità di “proteggere” il nostro orto potremo ampliare ulteriormente la scelta. Se abbiamo una serra sul terrazzo per coltivare gli ortaggi in vaso, oppure se dotiamo l’orto in giardino di un “tunnel” di copertura, garantiremo alle nostre piantine un clima più controllato e caldo e potremo coltivare molte varietà non tipicamente autunnali.
Ma per continuare a rendere produttivo il nostro orto possiamo sempre contare sugli ortaggi e sulle varietà con ciclo invernale che possiamo coltivare in autunno. Ecco 10 idee per il nostro orto autunnale!
Cavolo Cappuccio autunnale
I Cavoli, i Cavolini, i Broccoli e le Verze ci possono garantire una produzione fino all’inverno inoltrato, patto di averli seminati in estate. Il Cavolo cappuccio autunnale (Brassica oleracea capitata) resiste al freddo fino a 8°C e le varietà precoci si seminano da agosto a ottobre per raccolti da marzo a giugno.
Chi sceglie di coltivare un Ciliegio lo fa sicuramente per i suoi frutti, ma anche per l’imperiosità di questa pianta, che può superare i 15 metri in altezza, e le sue spettacolari fioriture primaverili. A seconda delle varietà, più o meno tardive, in primavera si riempie di tantissimi fiorellini sui toni del bianco e del rosa, davvero incatevoli. In giapponese esiste il termine hanami che indica proprio lo stupore di fronte alla bellezza di un Ciliegio in fiore.
I Ciliegi infatti possono essere “acidi” (Prunus cerasus) come le amarene, le visciole e le marasche, oppure i più conosciuti “dolci” (Prunus avium). I Ciliegi dolci si distinguono a loro volta in duracini e tenerini.
I frutti maturano da metà maggio a metà luglio a seconda della varietà. Il Durone nero di Vignola e il Durone di Cesena maturano dalla seconda decade di giugno, mentre la Moretta di Vignola e le Ferrovia maturano nella prima metà di luglio.
Dove coltivare un Ciliegio
In genere i Ciliegi tollerano bene il freddo invernale mentre non amano gli ambienti troppo caldi e umidi. Cresce bene in zone soleggiate in collina e montagna e nelle zone fresche in pianura.
Il freddo può rappresentare un problema per le gelate tardive. Fiorendo in primavera, il rischio che una gelata possa danneggiare i boccioli è molto alto nelle regioni del nord Italia più fredde. In questo caso si tendono a privilegiare varietà tardive, che fioriscono dopo.
Anche le piogge violente e persistenti possono danneggiare la fioritura. Inoltre un alto tasso di umidità stimola l’insorgenza di patologie fungine, come...