Possiamo coltivare lo Zygocactus per donare un tocco di colore alle nostre case in inverno: fiorisce in inverno con belle infiorescenze rosse e forse per queste caratteristiche viene spesso chiamato "cactus di Natale".
Lo Zygocactus (Zygocactus truncatus) è una pianta cactacea originaria del Brasile. È una pianta epifita, ciò significa che in natura cresce sugli alberi, come le Orchidee. I suoi fusti sono composti da ramificazioni piatte e carnose, da cui crescono nuove ramificazioni che producono fiori rossi tubolari, molto vistosi, in inverno.
Quella di coltivare il Nespolo era un’abitudine molto diffusa in antichità, tanto che i Romani consideravano sacra questa pianta, insieme al Fico, all’Uva Selvatica e al Melograno.
Il Nespolo (Mespilus germanica) appartiene alla famiglia delle Rosacee, è una pianta originaria dell’Asia minore e nulla ha a che fare con il Nespolo del Giappone. È stato introdotto in Europa dai Greci ma sono stati i Romani ad averlo diffuso in tutto il continente. Già dai tempi di Plinio, il Nespolo era largamente coltivato per i suoi frutti che venivano consumati in inverno quando non c’era disponibile altra frutta di stagione. Opportunamente trattati e resi più dolci durante il procedimento di conservazione pare fossero inoltre molto apprezzati assieme al vino.
COLTIVARE IL NESPOLO: CARATTERISTICHE E AMBIENTE CLIMATICO
È un albero caducifoglie di modeste dimensioni (5-6 metri), con crescita lenta e notevole longevità.
Le foglie sono grandi e coriacee, di un verde scuro, in autunno assumono un riflesso ramato.
I rami del Nespolo selvatico tendono a essere spinosi, mentre quelli delle varietà coltivate sono privi di spine.
La fioritura è tardiva, fine aprile inizio maggio, e quindi praticamente indenne dalle gelate primaverili, per cui la produzione è quasi sempre abbondante e costante.
I fiori, sono ermafroditi, bianchi, abbastanza grandi (3-4 cm) e spiccano sul fogliame verde...
Possiamo coltivare il Verbasco se vogliamo creare una “macchia” di colore in giardino, magari per caratterizzare una zona. Le sue infiorescenze, alte anche più di 1 metro, si stagliano infatti come statue che spiccano nelle aiuole.
Il Verbasco (Verbascum) è una pianta erbacea che comprende centinaia di specie, sia annuali sia perenni. Generalmente la pianta è costituita da una rosetta di foglie verde scuro da cui si sviluppa un fusto eretto che produce una pannocchia di fiori, con colori che variano dal bianco al giallo al rosa a seconda della varietà. I fiori compaiono in estate e durano fino all’autunno.
Sarà capitato a molti di noi di coltivare un Echinopsis poiché una pianta cactacea che spesso viene regalata, da sola o in composizioni.
La pianta è composta da un fusto, globoso o allungato, ricoperto di spine lungo le costolature. Le spine non sono altre che foglie che l’evoluzione ha trasformare per ridurre al minimo la traspirazione e la perdita d’umidità. Le piante che hanno almeno tre anni di vita producono in estate dei fiori molto vistosi e coloratissimi. I fiori non hanno una lunga vita, al massimo un paio di giorni, ma la pianta ne produce in continuazione.
Esistono molte varietà di Echinopsis, anche molto differenti fra loro, come l’Echinopsis backebergii con grandi fiori viola, l’Echinopsis chiloensis a forma di cactus o le forme contorte dell’Echinopsis thelegona.
Il suo nome deriva dalla sua forma, simile a un riccio di mare: è infatti l’unione delle parole greche echinos (riccio di mare) e opsis (aspetto).
COLTIVARE UN ECHINOPSIS: ATTENZIONE ALL'IRRIGAZIONE
Come tutte le piante grasse non richiede grandi cure, ma questo non significa che possiamo dimenticarcene l’esistenza! Posizioniamo il vaso con gli Echinopsis in una posizione assolata e luminosa: questa pianta non teme il sole diretto. Va coltivato in casa poiché non sopporta temperature inferiori agli 8°C.
In questo periodo dobbiamo concimare i piccoli frutti, cioè le piante di Lamponi, Mirtilli, More e Ribes, che molti coltivano in giardino o sul terrazzo.
Da diversi anni, infatti, è cresciuto l’interesse e quindi la diffusione per la coltura dei piccoli frutti . La ragione di questa tendenza è probabilmente il risultato della maggior conoscenza e consapevolezza del valore nutrizionale di questi frutti e del loro sapore e utilizzo in cucina. A questo va aggiunto che si adattano bene ad ambienti di coltivazione tipici del nostro Paese, come le aree di pianura e pedemontane. Se dotati di vasi adeguati, è possibile coltivarli anche in balconi e terrazzi con ottimi risultati sia estetici sia nel raccolto.
CONCIMARE I PICCOLI FRUTTI: GENEROSI E PRODUTTIVI
Sono piante con portamento arbustivo, longeve e molto generose. Quando sono in piena produzione ciascuna di esse può fornire una quantità esorbitante di frutti e con poche piante sarà possibile garantire l’approvvigionamento famigliare di marmellata per l’intero anno.
Per dare una idea ecco di seguito le produzioni ottenibili per unità di superficie e per pianta:
QUANDO E PERCHÉ CONCIMARE?
Una buona produzione di frutti è legata a numerosi fattori: come la varietà, il tipo di allevamento, il clima, l’irrigazione, le cure agronomiche come la potatura, ecc. Ma è evidente che un tale sforzo produttivo, soprattutto considerando che è sostenuto da un piccolo arbusto, richiede un adeguato sostegno nutritivo: perciò è bene concimare i piccoli frutti.
Possiamo coltivare la Stachys per valorizzare le bordure del giardino, specialmente nelle zone montane: viene utilizzata sia come pianta da fiore sia per il suo fogliame che, nelle varietà tappezzanti, crea un tappeto argenteo e morbido.
Le Stachys, dette anche Betoniche, sono piante erbacee che producono belle infiorescenze e rappresentano una risorsa interessante nel giardino poiché resistono anche alle basse temperature. In Italia alcune specie crescono anche spontaneamente, specie nelle zone montane.
Fiorisce da maggio e per tutta l’estate e produce delle infiorescenze di colore rosa, lilla e viola raccolte in spighe. Anche le foglie sono molto particolari: spesse, rugose e coperte da una lanuggine argentea.
Comprende molte varietà e possono essere annuali o perenni, decidue o sempreverdi, con portamento eretto o prostrato. Le varietà principali sono la Stachys byzantina (perenne), S. grandiflora (con fioriture più importanti), S. macrantha (con fiori rosa), S. monieri (perenne e sempreverde), S. officinalis (perenne e utilizzata in erboristeria) e S.olympica (sempreverde e tappezzante).
Ci sono tanti buoni motivi per imparare a usare gli insetticidi sistemici sulle nostre colture. Naturalmente, come abbiamo spesso scritto in questo Blog, faremo il possibile, soprattutto nell'orto, per mettere in atto tutte le tecniche di prevenzione e i trattamenti con potenziatori naturali. Ma in caso di una invasione di insetti parassiti dobbiamo correre ai ripari sapendo di poter contare su agrofarmaci studiati e ampiamente sperimentati sulle piante.
Gli insetti fitofagi, cioè quelli che si cibano di foglie e piantine, si possono dividere in due grandi categorie:
gli insetti pungenti e succhianti, che praticano un piccolo foro sulla foglia, di solito nelle nervature, da cui succhiano la linfa, causando l’indebolimento e la morte della pianta. Come per esempio gli Afidi, le Cocciniglie e le Cimici;
gli insetti masticatori, cioè quelli che rosicchiano realmente le foglie, che possono portare al deperimento della pianta per mancanza di foglie.
In caso di una invasione di insetti masticatori è meglio ricorrere a insetticidi di contatto. Nel caso degli insetti pungenti-succhianti possiamo invece utilizzare con successo un insetticida sistemico.
COME USARE GLI INSETTICIDI SISTEMICI
Gli insetticidi sistemici hanno una azione translaminare e penetrano in tutte le parti della pianta, anche le foglie accartocciate.
Penetra così nella linfa della pianta e si diffonde in tutte le sue parti, anche la nuova vegetazione che nascerà in seguito. Offrendo così molti vantaggi, come un effetto più duraturo e l’assenza dell’obbligo di dover ripetere il trattamento se piove.
Crea così un effetto barriera a difesa della pianta, senza essere minimante pericoloso per le api in pre e post fioritura.
Leggere sempre le istruzioni e i dosaggi indicati sulle confezioni e attenersi alle raccomandazioni di sicurezza precisate. In primo luogo il rispetto...
Possiamo coltivare il Giuggiolo se vogliamo avere una pianta di elevato effetto ornamentale, con bassa manutenzione e un limitato consumo idrico. Il Giuggiolo (Zizyphus sativa o jujuba) appartiene alla famiglia delle Ramnacee ed è una pianta originaria della Cina dove tutt'ora la coltivazione è molto diffusa.
Arrivò in Europa grazie ai Romani, in seguito alla conquista dell'attuale Medio Oriente. Caduta nell'oblio alla fine dell'Impero Romano d'Occidente, venne poi riscoperta dai Veneziani e nuovamente diffusa grazie ai traffici con l'Oriente, facendo di Arquà Petrarca una vera capitale del Giuggiolo, con prodotti tipici locali (brodo di giuggiole, sciroppo, giuggiole essiccate, ecc.) che attirano un vero e proprio flusso turistico.
Scegliere i vasi per il terrazzo in modo oculato ci permetterà di esaltare la bellezza delle piante ma anche di attirare l’attenzione verso un punto focale.
Non entriamo con giudizi nel “derby” tra plastica e terracotta. Entrambi i materiali hanno pregi e difetti: la terracotta ha un aspetto più naturale e traspira maggiormente ma è frangibile e molte pesante nei vasi di grande dimensione. La plastica è più leggera e maneggevole, specialmente nei grandi formati, ma non dura in eterno e talvolta non è il massimo per l’estetica.
È indubbio che l’abbinamento corretto tra la pianta e il suo vaso può enfatizzare la bellezza della composizione. Ma è altrettanto importante posizionare correttamente i vasi sul terrazzo, evitando di distribuirli a caso o metterli in fila come soldatini.