Quello di eliminare le Nottue dalle piante dell’orto è un problema comune a molti orticoltori hobbistici. Si tratta di lepidotteri notturni, quindi farfalle, appartenenti alla grande famiglia dei Nottuidi: da adulte sono innocue, ma allo stadio larvale sono tra i fitofagi più dannosi per le colture orticole.
Con il termine Nottue facciamo riferimento a migliaia di specie diverse di falene notturne, molte delle quali hanno abitudini alimentari molto specifiche, cioè preferiscono alcune colture. Tra le più note ricordiamo la Nottua del Cavolo (Mamestra brassicae), la Nottua del Pomodoro (Helicoverpa armigera) o la Nottua dei seminati (Agrotis ipsilon).
La loro diffusione è ampia perché il gruppo è estremamente diversificato e adattabile. Ogni specie può specializzarsi su colture differenti, ma nel complesso queste larve risultano molto polifaghe, cioè capaci di nutrirsi di molte piante ospiti.
Eliminare le Nottue: impariamo a conoscerle
Il ciclo di vita delle Nottue inizia con la deposizione delle uova da parte delle femmine adulte, che le collocano generalmente sul terreno o alla base delle piante. Dopo pochi giorni, variabili in base alla temperatura, emergono le larve. È proprio in questa fase che il danno diventa evidente, perchè le larve sono voraci e iniziano immediatamente a nutrirsi dei tessuti vegetali. Alcune specie recidono le giovani piantine al colletto, altre scavano gallerie nei frutti, come accade frequentemente nel Pomodoro.
Quando la larva sarà cresciuta a sufficienza, torna in terreno per impuparsi e iniziare la trasformazione in lepidotteri adulti. Generalmente dopo 1/3, a seconda della specie e delle condizioni ambientali, emergono le farfalle notturne, pronti a dare origine a nuove generazioni. L’ultima generazione autunnale, rimane nascosta nel terreno per superare l’inverno allo stadio di pupa o di larva matura: entrano in una fase di rallentamento metabolico fino alla primavera successiva.
Le Nottue trovano condizioni ideali nei climi temperati caldi. In Italia possono sviluppare più generazioni all’anno: generalmente 2/3 nel centro-nord e fino a 4/5 nelle regioni meridionali.
Il loro sviluppo è particolarmente attivo tra i 20°C e i 30°C, con un optimum intorno ai 25°C. Sotto i 10°C l’attività si riduce drasticamente, mentre il freddo intenso può causare mortalità nelle forme svernanti. Anche temperature superiori ai 38°C risultano sfavorevoli soprattutto per le uova e le larve più giovani.
Quali colture colpiscono e quali danni causano
Come abbiamo visto, le larve di Nottua sono spesso polifaghe e di conseguenza sono tante le colture che possono venire colpite in un orto domestico: Pomodori, Peperoni, Melanzane, Lattughe, Cavoli, Fagioli, Piselli, Zucchine e Carote sono quelle più frequentemente colpite. Ma in presenza di forti infestazioni tutte le specie erbacee dell’orto possono essere interessate, anche le aromatiche.
Particolarmente vulnerabili sono le giovani piantine appena trapiantate, che possono essere recise alla base in una sola notte. Anche i frutti maturi non sono al sicuro: nel Pomodoro e nel Peperone le larve possono scavare gallerie che favoriscono marciumi e la perdita dei frutti.






Come prevenire il problema
La gestione delle Nottue è complessa per diversi motivi. Innanzitutto, essendo falene, sono attive principalmente di notte e vivono spesso nel terreno durante il giorno, rendendo difficile la possibilità di individuarle tempestivamente. Inoltre la presenza contemporanea di più generazioni nello stesso periodo complica il corretto timing dei trattamenti. A ciò si aggiunge la loro elevata polifagia, che consente loro di sopravvivere anche quando alcune colture vengono eliminate.
Non va sottovalutato poi il cambiamento climatico: gli inverni sempre più miti favoriscono la sopravvivenza delle forme svernanti, aumentando la pressione infestante nei mesi più caldi.
Come abbiamo visto le uova, le pupe e le larve svernanti si nascondono nel terreno: quindi è qui che dobbiamo agire anzitutto. In inverno, dopo aver effettuato i raccolti, effettuiamo interventi di vangatura o fresatura: l’obiettivo è di portare in superficie le pupe e larve svernanti, per esporle al freddo e ai predatori naturali. Questa attività è particolarmente importante se usiamo la pacciamatura per il controllo delle infestanti: lo strado di materiali naturali rappresenta infatti un rifugio per questi parassiti.
La rotazione delle colture è fondamentale. Poiché molte specie sono specializzate su determinati ortaggi, cambiare la coltura da una stagione all’altra riduce la probabilità che le larve trovino immediatamente il loro cibo preferito.
Il trapianto di piantine già ben sviluppate è meglio rispetto alle sementi: le piantine già sviluppate sono più resistenti attacchi iniziali delle larve rispetto alle deboli piantine appena germogliate. È un consiglio da seguire specialmente se abbiamo già subito attacchi negli anni precedenti.
Anche le polveri di roccia come la Diatomite sono un rimedio preventivo utile contro le larve defogliatrici. La Diatomite svolge la sua azione protettiva per via esclusivamente fisica e meccanica. La finissima polvere di roccia micronizzata si deposita sulla superficie dei tessuti della pianta e impedisce a parassiti come le Nottue, ma anche le larve di Dorifora, le Cimici e l’Oziorrinco, di cibarsene. Le particelle di roccia danneggiano l’apparato boccale delle larve, che smettono di alimentarsi. Inoltre le particelle svolgono un’azione abrasiva e disidratante sulla cuticola di altri insetti parassiti. Possiamo utilizzarla sia in polvere, da distribuire sul terreno prime della semina e dei trapianti, sia in sospensione acquosa da diluire e nebulizzare sulla chioma. Seguiamo i dosaggi indicati sulle confezioni, poiché cambiano a seconda del tipo di trattamento (secco o diluito) e dell’obiettivo. I trattamenti vanno effettuati in una giornata soleggiata, senza vento e su piante asciutte. È consigliabile l’uso di guanti e protezioni delle vie respiratorie, poichè può provocare irritazioni cutanee e alle vie respiratorie. Inoltre è un ottimo ammendante, utile per migliorare la struttura del terreno. Aumenta la porosità e la permeabilità, favorendo il drenaggio dell’acqua e l’assorbimento delle radici. È un materiale totalmente naturale ed è consentito in agricoltura biologica. Può essere quindi usata su tutte le piante e non ha alcun tempo di carenza: quindi possiamo consumare ortaggi e frutta anche dopo un trattamento.
Come eliminare le Nottue: trattamenti e soluzioni di difesa
La lotta alle Nottue si basa su una combinazione di tecniche biologiche e interventi mirati.
Tra gli insetticidi più efficaci contro le Nottue segnaliamo quelli a base di Bacillus thuringiensis varietà Kurstaki. È consentito in agricoltura biologica e si tratta di un batterio naturale che agisce esclusivamente contro le larve dei lepidotteri. Una volta ingerito, produce tossine che interrompono l’alimentazione delle larve, portandole alla morte in pochi giorni. È selettivo e non danneggia insetti utili né gli adulti. È sufficiente diluire il prodotto in acqua e nebulizzarlo in modo uniforme sulle foglie e sul fusto delle piantine. I trattamenti vanno ripetuti nel periodo di maggiore presenza delle giovani larve, cioè da febbraio a ottobre.
Per gli appassionati dotati di patentino fitosanitario
Nei casi più gravi, e solo per operatori autorizzati con patentino fitosanitario, possiamo ricorrere a insetticidi specifici a base di Azadiractina e Etofenprox o un geoinsetticida contro i parassiti terricoli.