Iniziamo con il dire che coltivare la Lattuga è facile. Per questo motivo può dare soddisfazioni sia se coltivata nei nostri piccoli orti di casa, sia in una piccola balconette appesa al terrazzo di un condominio.
Un’altra peculiare virtù del coltivare la Lattuga viene dalla grande varietà di specie, che ci permettono di avere questa insalata per tutto l’anno: alcune sono primaverili, altre autunnali, altre invernali. Si sconsiglia la semina in estate: il caldo e la siccità eccessive possono compromettere la crescita della pianta.
COLTIVARE LA LATTUGA: DA SEME O DA TALEA?
La Lattuga cresce velocemente, impiegando poco più di tre mesi tra la semina e il raccolto. Se partiamo dal seme (più economico ma ci vuole più pazienza), possiamo effettuare la semina in un semenzaio, per poi mettere le piantine a dimora nell’orto o in un vaso, circa 30 giorni dopo. Altrimenti possiamo acquistare le piantine già spuntate presso qualsiasi centro giardinaggio e in poche settimane potremo iniziare a raccogliere. In questo caso, vi consigliamo di acquistare piantine da orto coltivate con metodi biologici, possibilmente certificati.
Se dovesse comparire sui preziosi frutti dei vostri Olivi, sappiate che eliminare la mosca delle olive è importante e per molti motivi. La mosca delle olive (Bactrocera oleae) è uno dei parassiti più pericolosi per le piantagioni di Olivo nel Mediterraneo e recentemente si è diffusa anche in Sudafrica e in centro America, sempre negli oliveti.
Durante estati o autunni dal clima particolarmente fresco e umido, la mosca delle olive depone le sue uova poco sotto la superficie delle drupe, un uovo per drupa lasciando una ferita caratteristica a triangolo. In condizioni favorevoli, le larve nascono dopo 2 o 3 giorni e cominciano a nutrirsi della polpa del frutto, scavando una piccola galleria fino al nocciolo che non intacca. Praticamente è una larva minatrice carpofaga, che cioè si nutre solo di frutti. Sull'oliva sono rivelabili la piccola "puntura" dovuta all'inserimento dell'uovo e delle macchie nere dovute all'attività della larva.
Dopo 10 giorni di fase larvale e altri 10 di pupa, gli esemplari ormai adulti volano fuori a riprodursi e a depositare uova su altre olive. È una piccola mosca: gli esemplari adulti sono grandi circa 5 mm.
A differenza delle malattie fungine, il gran numero di mosche che si diffondono e si riproducono sui frutti degli olivi non compromettono la salute delle piante. In compenso, compromettono i raccolti: le olive infette aumentano in breve tempo, diventano non più commestibili e non possono essere utilizzate per produrre olio, per via di una forte acidità e di un aroma sgradevole di muffa che sviluppano durante l’infestazione.
Inoltre la mosca delle olive può trasmettere la rogna dell’olivo, una grave malattia batterica.
Occhio di pavone sugli Olivi non va sottovalutato. Negli anni in cui il virus Xylellaimperversa per le campagne pugliesi, l’Olivo ha guadagnato una di più delle molte malattie specifiche che possono attaccarlo. Tra le più gravi troviamo anche l’Occhio di pavone.
L’Occhio di pavone, o cicloconio, è una malattia provocata dal fungo Spilocaea oleaginea ed è possibile identificarla per le macchie con bordo marrone, giallastro o verdastro e un cerchio grigio al centro, che si formano sulle foglie e sui frutti maturi degli olivi. La dimensione delle macchie può andare da pochi millimetri a un centimetro.
Le macchie dell’Occhio di pavone si diffondono sulle foglie e generano altre spore; in questa fase, il lato superiore delle macchie diventa nerastro e le spore possono volare su altre foglie e altre piante.
La virulenza del fungo dipende spesso dalla sensibilità della specie di olivo che viene colpita. Le spore del fungo si diffondono sulle piante dal vento e dalla pioggia e cominciano a “germinare” una volta che si verificano le condizioni ideali di umidità e di temperatura, tra i 15 e i 20°C, di solito in primavera o in autunno.
Un’altra condizione favorevole al fungo è la scarsa circolazione dell’aria: il fungo riesce a diffondersi meglio in pianura e in piantagioni fitte e meno in collina e in ambienti ventilati.
OCCHIO DI PAVONE SUGLI OLIVI: PERCHE’ VA CURATO
Il fungo danneggia le foglie succhiandone i liquidi per osmosi, fino a provocare il loro ingiallimento e la loro caduta. La diffusione...
Coltivare i Peperoni è facile ed è una delle piante più conosciute e adottate dagli italiani. Appartiene al genere Capsicum, che include la grande famiglia sia dei Peperoni dolci che dei Peperoncini piccanti, a seconda della quantità di capsaicina, cioé l’essenza del piccante che la pianta riesce a sviluppare.
COLTIVARE I PEPERONI: UNA PIANTA AMANTE DEL CALDO
I Peperoni sono piante che hanno bisogno di climi caldi e soleggiati per crescere e tollerano poco le temperature rigide. Possono essere coltivati con successo in giardino in buona parte delle regioni italiane, eccetto le zone alpine e prealpine, dove possono essere cresciuti in vaso, al riparo dai venti gelidi.
Il clima medio favorevole per la coltivazione di Peperoni e Peperoncini è tra i 25 e i 26°C, ma a seconda della varietà può essere necessario più o meno calore: nelle varietà più sensibili, il sole d’estate può arrivare a scottare la pelle dei frutti.
La semina dei Peperoni può variare tra febbraio nelle regioni tra il centro e del sud Italia e marzo al nord. Per la messa a dimora della piantina è meglio aspettare qualche mese in più, verso aprile nelle regioni padane e alpine e a marzo in quelle con un clima più mite.
Sai usare le trappole adesive? In questo servizio ti spieghiamo come e perché utilizzare questa soluzione assolutamente naturale.
PERCHE' USARE LE TRAPPOLE ADESIVE NELL'ORTO
Chi coltiva un orto, piccolo o grande che sia, lo fa un po’ per il piacere di partecipare in prima persona al miracolo della vita che è racchiuso in ogni pianta, ma anche per avere maggiori garanzie sulla qualità e biologicità degli ortaggi che portiamo in tavola per i nostri familiari.
Gli ortaggi che coltiviamo autonomamente sono il vero “km 0”: la verdura del nostro orto percorre pochi metri e noi sappiamo in quale substrato l’abbiamo coltivata e con quali prodotti è stata curata.
Poiché gli orti e i loro frutti gustosi vengono spesso aggrediti da parassiti e malattie, è importante conoscere a fondo tutte le soluzioni biologiche che abbiamo a disposizione. Anche perché spesso queste soluzioni possono essere utilizzate anche a titolo preventivo.
Intervenire tempestivamente per curare il Mal Secco è importante per evitare la perdita della pianta. Con il termine Mal Secco si allude a una malattia provocata dal fungo Phoma tracheipila, famigerato nell’ambiente del giardinaggio come minaccia per i tronchi degli alberi di Agrumi. Ne esistono però anche varianti che colpiscono altre piante, come Noci e Albicocchi. Ma colpisce soprattutto gli Agrumi e in particolare il Limone.
Il fungo del Mal Secco attacca i tronchi delle piante per arrivare ai canali linfatici e nutrirsi del liquido vitale delle piante, quindi si moltiplica fino a indebolire la pianta. Inizialmente possiamo notare sulla pianta una clorosi delle foglie o dei rami improvvisamente spogli anche in un periodo di fronde piene. I rami cominciano a seccarsi dalla parte apicale per poi procedere verso il basso, fino al disseccamento completo della pianta.
Nato nel terreno, il fungo del Mal Secco può penetrare nella pianta attraverso le radici o una lesione del tronco, che all’esterno si rivela coperto di muffe e all’interno assume un colorito arancione. Una volta che il ramo si spacca, le spore vengono trasportate dal vento per infettare altri alberi, spesso nei mesi autunnali, quando il clima fresco e umido è favorevole alla loro proliferazione.
Il tempo che impiega il Mal Secco per indebolire la pianta fino a seccarla completamente può essere di pochi mesi se vengono attaccate le radici, permettendo al fungo di estendersi per tutta la sua base e togliere la linfa a tutta la pianta, o anche diversi anni se viene attaccato un ramo o un tronco, e quindi il fungo impiegherà più tempo a diventare un pericolo mortale.
Il ragnetto rosso è una delle più comuni minacce per i nostri orti e per i nostri giardini. Può attaccare sia piante da abbellimento, sia ortaggi, sia frutta. Si riproduce e si diffonde in tempi molto brevi e va combattuto non appena si identificano i suoi sintomi. Le sue dimensioni inferiori a un millimetro e si può riconoscere la sua azione per l’ingiallimento delle piante colpite, che tendono a rinsecchirsi per carenza di nutrimento, e dei bozzoli di ragnatela che raccolgono le uova degli insetti, e che se troppo numerose rischiano di coprire e soffocare la pianta.
Esistono tante specie di ragnetti rossi: la Panonychus ulmipredilige diffondersi sulla Vite, la Panonychus citrisugli Agrumi, mentre la Tetranychus urticae preferisce ortaggi e piante da frutto. Tutte le specie si nutrono della superficie delle piante fino a condurle alla morte.
ELIMINARE IL RAGNETTO ROSSO DALLE PIANTE DA FRUTTO
Il Tetranychus urticae in realtà non è un ragno ma un acaro. È di colore rosso e si sviluppa soprattuto sui giovani germoglio, sulla pagina inferiore delle foglie e lungo le nervature, dove compie più generazioni all’anno. Le sue punture provocano decolorazioni delle parti attaccate e un generale malessere della pianta.
Una delle prime informazioni utili per combattere i ragnetti rossi è sicuramente sapere che prosperano nei climi caldi e secchi, in terreni con piante che non vengono regolarmente innaffiate: più si sarà costanti nell’inumidire foglie e terreno, più è possibile scongiurare una loro diffusione.
In caso infestazione sulle piante da frutto possiamo utilizzare un acaricida specifico piante da frutto o orticole. Ha un rapido effetto abbattente e una marcata persistenza di azione. Si tratta di un prodotto da diluire seguendo le indicazioni riportate sulla confezione e da irrorare...
Coltivare gli Asparagi è una tradizione diffusa in tutto il Mediterraneo fin da tempi antichissimi, per il loro sapore delicato: tra Egitto e Medio Oriente erano presenti nei campi fin dal 2.000 a.C. e già dal 200 a.C. erano presenti sulle tavole degli antichi romani e sappiamo che gli imperatori, per un certo periodo, li considerarono una prelibatezza.
L’Asparago appartiene alla famiglia delle Liliacee, la stessa della Cipolla, dell’Aglio e dello Scalogno e con essi condivide le proprietà diuretiche.
COLTIVARE GLI ASPARAGI: INIZIAMO IN PRIMAVERA
Coltivare gli Asparagi non è un’operazione semplice: l’Asparago nasce da una rete di rizomi simili a quelli del bambù, che richiedono molto spazio relativamente alle dimensioni della pianta per crescere adeguatamente, quindi di fatto un piccolo campo a sé. Può essere piantato a partire dal seme o da una sezione del suo rizoma e impiega qualche anno prima che il fusto, o turione, cresca per essere raccolto.
Il periodo migliore per il trapianto o la semina va da marzo ad aprile. Se ben curato, un orto di Asparagi può fornire raccolti anche per vent’anni dopo la sua semina. È sufficiente, nel momento del raccolto, lasciare che una parte delle piante compia il suo ciclo attaccato alle radici per avere raccolti ancora più corposi l’anno dopo.
CONSIGLI PER LA COLTIVAZIONE
L’orto nel quale si coltivano gli Asparagi, o asparagiaia, necessita di un ambiente particolare: dev’essere soleggiato, ma non esposto né a un caldo intenso né a un freddo troppo rigido, né a un clima troppo ventoso.
Scegliere il Peperoncino giusto nella grande varietà disponibile nei centri giardinaggio è importante. Gli uomini usano il Peperoncino piccante dall’alba dei tempi: in Messico era conosciuto già nel 5.500 a.C. mentre in Europa si è diffuso dopo il 1500 grazie ai viaggi di Cristoforo Colombo. Oggi è diffuso in tutti i continenti, dall’America Latina al Mezzogiorno d’Italia, dal Medio Oriente fino in India. Ciò ha stimolato la produzione di una grande quantità di specie e ibridi, che compongono un insieme di colori, forme, gusti diversi.
Impariamo a scegliere quello che fa per noi!
SCEGLIERE IL PEPERONCINO IN BASE ALLA PICCANTEZZA
Possiamo anzitutto selezionare i Peperoncini per il loro grado piccantezza. La sensazione di bruciore che sentiamo in bocca è dovuta alla capsaicina, un alcaloide che interagisce con alcuni termorecettori presenti nella bocca (ma anche nello stomaco), che mandano un segnale di “fuoco” al cervello. In realtà in bocca non c’è alcun aumento della temperatura: è il nostro cervello che ce lo fa pensare.
Per misurare il grado di piccantezza dei Peperoncini si utilizza la scala di Scoville, dal nome del suo ideatore, Wilbur Scoville, chimico statunitense che nel 1912 mise a punto il suo test organolettico. La scala di Scoville si esprime in Shu (Scoville Heat Units) e attribuisce alla capsaicina pura un valore di 16 milioni. Lo spray al peperoncino usato dalle forze dell’ordine è compreso tra 2,5 e 6 milioni Shu, mentre il Peperone dolce è a 0 Shu.
Ma i veri campioni di piccantezza appartengono tutti alla famiglia dei capsicum chinense, con la loro caratteristica forma irregolare. Tra di essi possiamo trovare i famigerati esemplari del...