Per ottenere un terrazzo con una cascata di fiori, possiamo considerare di coltivare la Calibrachoa. È una specie nana di Petunia che, con i suoi fiori dai colori vivaci, può dare un tocco di eleganza in più ai nostri terrazzi, dalla primavera fino alla tarda estate. Ama il caldo e gli ambienti soleggiati ed è più resistente al vento e alla pioggia delle normali Petunie, il che la rende una pianta perfetta per buona parte dell’anno.
COLTIVARE LA CALIBRACHOA: UNA CASCATA DI FIORI
Solitamente, viene coltivata in piccoli vasi circolari sospesi al soffitto o in vasi rettangolari appesi al balcone, dai quali ricadono dolcemente i rami con le piccole foglie verdi acute e le grandi campane di petali di vari colori, tra i quali il viola, il rosso, il blu il giallo e il rosa.
Il substrato ideale per la Calibrachoa deve essere soffice umido e ben drenato: un terriccio per piante fiorite andrà benissimo. Prima del trapianto nel vaso, aggiungere sul fondo uno strato di palline...
Fare giardinaggio allunga la vita: quello che a noi amanti del verde sembra più che ovvio è stato anche certificato da svariati studi scientifici. Senza scomodare gli scienziati, sono facilmente intuibili i vantaggi di avere una passione come il giardinaggio, che prevede molto tempo all’aperto, è dinamico pur richiedendo sforzi poco intensi e offre come risultato finale frutta e ortaggi biologici, migliorando anche il regime alimentare.
Uno dei primi studi in questa direzione è stato pubblicato nel marzo 2009 sul British Medical Journal e condotto per 35 anni dall'Università di Uppsala in Svezia, in cui si giungeva alla conclusione che chi svolge un’attività sportiva di modesta intensità, quotidianamente, come il giardinaggio, guadagna un anno di vita rispetto chi sta sul divano a guardare la tv. Fino a due anni, a seconda dell’intensità.
Una scoperta che è stata confermata recentemente da una ricerca pubblicata sul British Journal of Sports Medicine dello scorso febbraio, condotta fin dai primi anni ‘80 su oltre 7.000 partecipanti di età compresa tra i 40 e 59 anni. I dati raccolti dicono che un’attività fisica di modesta entità riduce la mortalità del 41%: per “modesta entità” si intende circa 150 minuti alla settimana, con almeno 10 minuti al giorno.
FARE GIARDINAGGIO ALLUNGA LA VITA: ECCO PERCHE'
Il giardinaggio prevede un’attività fisica, ma anche mentale. Ed è anche e soprattutto in questa sfera che l’orticoltura e l’hobby della coltivazione si possono rivelare utili, per molte patologie ma anche per alleviare semplicemente lo stress.
Il tabloid inglese Indipendent ha pubblicato nel 2014 una ricerca secondo cui fare giardinaggio...
Occhio di pavone sugli Olivi non va sottovalutato. Negli anni in cui il virus Xylellaimperversa per le campagne pugliesi, l’Olivo ha guadagnato una di più delle molte malattie specifiche che possono attaccarlo. Tra le più gravi troviamo anche l’Occhio di pavone.
L’Occhio di pavone, o cicloconio, è una malattia provocata dal fungo Spilocaea oleaginea ed è possibile identificarla per le macchie con bordo marrone, giallastro o verdastro e un cerchio grigio al centro, che si formano sulle foglie e sui frutti maturi degli olivi. La dimensione delle macchie può andare da pochi millimetri a un centimetro.
Le macchie dell’Occhio di pavone si diffondono sulle foglie e generano altre spore; in questa fase, il lato superiore delle macchie diventa nerastro e le spore possono volare su altre foglie e altre piante.
La virulenza del fungo dipende spesso dalla sensibilità della specie di olivo che viene colpita. Le spore del fungo si diffondono sulle piante dal vento e dalla pioggia e cominciano a “germinare” una volta che si verificano le condizioni ideali di umidità e di temperatura, tra i 15 e i 20°C, di solito in primavera o in autunno.
Un’altra condizione favorevole al fungo è la scarsa circolazione dell’aria: il fungo riesce a diffondersi meglio in pianura e in piantagioni fitte e meno in collina e in ambienti ventilati.
OCCHIO DI PAVONE SUGLI OLIVI: PERCHE’ VA CURATO
Il fungo danneggia le foglie succhiandone i liquidi per osmosi, fino a provocare il loro ingiallimento e la loro caduta. La diffusione...
Combattere le zanzare in casa diventerà lo sport di molti italiani, con l’arrivo del caldo dei primi di giugno, che si accompagna con quello di un fenomeno ricorrente ma molto fastidioso: la diffusione delle zanzare. Un problema che aumenta ogni anno, anche in seguito alla riduzione delle disinfestazioni pubbliche, lasciando a carico dei privati questa incombenza.
Oltre a essere fastidiose per le punture, le zanzare sono pericolose poiché sono veicolo di malattie anche molto gravi. Anche per questa ragione è importante intervenire in caso di infestazione.
Per combattere il nemico, impariamo prima però a conoscerlo.
COMBATTERE LE ZANZARE IN CASA: LE SPECIE PIU’ DIFFUSE IN ITALIA
Sono tre le specie di zanzara più diffuse in Italia:
la Zanzara Comune (Culex pipiens), che sverna nelle case e poi a primavera depone uova. È crepuscolare e notturna.
La Zanzara Tigre (Aedes albopictus), chiamata così per le caratteristiche striature che ricoprono le sue zampe. È diurna e punge 24 ore su 24!
La Aedes caspius, tipica delle zone costiere ed è in grado di percorre in volo anche lunghe distanze, raggiungendo così i centri abitati per procurarsi il nutrimento.
Le zanzare si nutrono di sostanze zuccherine che trovano nei fiori; solo le zanzare femmine pungono alla ricerca di sangue poiché utile per l’ovulazione.
Le uova si schiudono solo nell’acqua, perciò dobbiamo evitare i ristagni acquitrinosi, come per esempio nei tombini, nei sottovasi, nei teli di plastica abbandonati, ecc. In alcuni casi però non possiamo svuotarli, come nel caso delle ciotole d’acqua per abbeverare gli animali o le fontanelle del giardino. In questi casi vale la pena di ricordare che per svilupparsi le uova hanno bisogno di 6/7...
Coltivare le piante rampicanti sul terrazzo o in giardino può essere una buona soluzione per decorare i muri delle nostre abitazioni, per colorare un giardino con fiori spesso di colori vivaci e intensi oppure, per creare un velo di protezione dal sole elegante ed appariscente per le nostre pergole.
Solitamente le piante rampicanti, per esporre le loro foglie alla luce del sole, hanno escogitato vari modi per aggrapparsi alle superfici che le reggono: alcune, come la Vite americana, generano piccole radici a forma di ventosa, adatte alle superfici verticali e possono ricoprire muri interi con le loro foglie che in primavera si tingono di un rosso vivo. Altre piante, sviluppano dei rami che aderiscono ad altri rami o a ogni sporgenza, come il Kiwi o la Clematide, con il suo fiore grande e complesso, altre ancora, come il Convolvolo, dai fiori bianchi e delicati, fanno avviluppare la vegetazione attorno a ogni oggetto, ramo, parete che trovano. Oppure la Passiflora, con i suoi fantastici fiori geometrici e i piccoli rami arricciati con cui si aggrappa a qualsiasi supporto incontri sulla sua strada. In tutti i casi, nei primi mesi e anni di crescita, è necessario aggiungere un tutore alla pianta.
Coltivare i Peperoni è facile ed è una delle piante più conosciute e adottate dagli italiani. Appartiene al genere Capsicum, che include la grande famiglia sia dei Peperoni dolci che dei Peperoncini piccanti, a seconda della quantità di capsaicina, cioé l’essenza del piccante che la pianta riesce a sviluppare.
COLTIVARE I PEPERONI: UNA PIANTA AMANTE DEL CALDO
I Peperoni sono piante che hanno bisogno di climi caldi e soleggiati per crescere e tollerano poco le temperature rigide. Possono essere coltivati con successo in giardino in buona parte delle regioni italiane, eccetto le zone alpine e prealpine, dove possono essere cresciuti in vaso, al riparo dai venti gelidi.
Il clima medio favorevole per la coltivazione di Peperoni e Peperoncini è tra i 25 e i 26°C, ma a seconda della varietà può essere necessario più o meno calore: nelle varietà più sensibili, il sole d’estate può arrivare a scottare la pelle dei frutti.
La semina dei Peperoni può variare tra febbraio nelle regioni tra il centro e del sud Italia e marzo al nord. Per la messa a dimora della piantina è meglio aspettare qualche mese in più, verso aprile nelle regioni padane e alpine e a marzo in quelle con un clima più mite.
Se stiamo cercando un rimedio contro le formiche forse significa che abbiamo un problema con questi piccoli animaletti. Il modo migliore per combattere un nemico consiste nel conoscerlo a fondo. Conoscere le diverse specie di formiche ci permette di capire le loro abitudini, di cosa si cibano e quindi di essere più efficaci nel prevenire o eliminare l’infestazione.
UN RIMEDIO CONTRO LE FORMICHE? INIZIAMO DAI LORO COMPORTAMENTI
Dovunque ci sia del cibo, lì ci saranno delle formiche pronte ad approfittarne. Un altro tratto in comune tra tutte le specie è l’incessante via vai in fila indiana che creano quando trovano cibo e lo devono trasportare nel nido. Vivono in sistema sociale molto sviluppato dominato da una regina. Le formiche in cui ci imbattiamo in caso o in giardino, sia che svolgano la funzione di operaio o di soldato, sono tutte femmine sterili. I maschi sono allevati solo per accoppiarsi con la regina. Vale la pena di ricordare che le formiche esistono sulla terra da più di 150 milioni di anni, molto prima dei dinosauri e ovviamente degli uomini: se sono sopravvissute per tutti questi anni, tanto stupide non devono essere!
QUALI FORMICHE ESISTONO IN ITALIA
In Italia si conoscono circa 250 specie di formiche. Il modo più noto per distinguerle sono i colori: come la comune formica neradel giardino (Lasius niger) o la formica rossa (Formica rufa), oppure ancora la formica di fuoco (Solenopsis spp) del caratteristico colore ramato o il giallo della formica faraone (Monomorium pharaonis).
Ogni specie può differenziarsi anche per i luoghi che predilige per costruire i formicai: mentre la formica carpentiera (Camponotus spp) prende il nome dalla sua abitudine di scavare i propri nidi nel legno...
Sai usare le trappole adesive? In questo servizio ti spieghiamo come e perché utilizzare questa soluzione assolutamente naturale.
PERCHE' USARE LE TRAPPOLE ADESIVE NELL'ORTO
Chi coltiva un orto, piccolo o grande che sia, lo fa un po’ per il piacere di partecipare in prima persona al miracolo della vita che è racchiuso in ogni pianta, ma anche per avere maggiori garanzie sulla qualità e biologicità degli ortaggi che portiamo in tavola per i nostri familiari.
Gli ortaggi che coltiviamo autonomamente sono il vero “km 0”: la verdura del nostro orto percorre pochi metri e noi sappiamo in quale substrato l’abbiamo coltivata e con quali prodotti è stata curata.
Poiché gli orti e i loro frutti gustosi vengono spesso aggrediti da parassiti e malattie, è importante conoscere a fondo tutte le soluzioni biologiche che abbiamo a disposizione. Anche perché spesso queste soluzioni possono essere utilizzate anche a titolo preventivo.
Intervenire tempestivamente per curare il Mal Secco è importante per evitare la perdita della pianta. Con il termine Mal Secco si allude a una malattia provocata dal fungo Phoma tracheipila, famigerato nell’ambiente del giardinaggio come minaccia per i tronchi degli alberi di Agrumi. Ne esistono però anche varianti che colpiscono altre piante, come Noci e Albicocchi. Ma colpisce soprattutto gli Agrumi e in particolare il Limone.
Il fungo del Mal Secco attacca i tronchi delle piante per arrivare ai canali linfatici e nutrirsi del liquido vitale delle piante, quindi si moltiplica fino a indebolire la pianta. Inizialmente possiamo notare sulla pianta una clorosi delle foglie o dei rami improvvisamente spogli anche in un periodo di fronde piene. I rami cominciano a seccarsi dalla parte apicale per poi procedere verso il basso, fino al disseccamento completo della pianta.
Nato nel terreno, il fungo del Mal Secco può penetrare nella pianta attraverso le radici o una lesione del tronco, che all’esterno si rivela coperto di muffe e all’interno assume un colorito arancione. Una volta che il ramo si spacca, le spore vengono trasportate dal vento per infettare altri alberi, spesso nei mesi autunnali, quando il clima fresco e umido è favorevole alla loro proliferazione.
Il tempo che impiega il Mal Secco per indebolire la pianta fino a seccarla completamente può essere di pochi mesi se vengono attaccate le radici, permettendo al fungo di estendersi per tutta la sua base e togliere la linfa a tutta la pianta, o anche diversi anni se viene attaccato un ramo o un tronco, e quindi il fungo impiegherà più tempo a diventare un pericolo mortale.