Possiamo coltivare la Phyllodoce caerulea se stiamo cercando una pianta elegante e di grande fascino. Inoltre fiorisce anche in condizioni difficili e in zone parzialmente ombreggiate.
La Phyllodoce caerulea appartiene alla famiglia delle Ericaceae ed è originaria delle regioni montane del nord Europa. È una pianta nana sempreverde, non supera i 25 cm di altezza e ha un portamento tappezzante. Ha rami sottili e lignificati, su cui spuntano le piccole foglie lineari. Il fogliame è di colore verde intenso nelle stagioni calde, mentre tende al rosso quando arriva il freddo.
Da maggio a luglio produce dei fiori campanulati riuniti in grappoli di colore bianco e viola. Esistono però ibridi con fiori rosa o lilla. Le infiorescenze persistono sulla pianta per oltre un mese, in funzione delle condizioni climatiche.
Dove coltivare la Phyllodoce caerulea
Essendo una pianta alpina ama i climi freschi e non tollera il caldo eccessivo. È quindi la pianta giusta per i giardini montani e le regioni del nord Italia. Nel sud Italia è meglio coltivarla in vaso, così da spostarla in un luogo fresco in estate e lontano dai raggi solari diretti.
Cresce bene con temperature comprese tra i 5°C e i 20°C e tollera il gelo fino a -25°C. Al contrario non ama il caldo oltre i 30°C e può morire sopra i 35°C, specie se esposta al sole diretto.
Nelle zone alpine possiamo coltivarla in una posizione soleggiata, ma in presenza di temperature elevate è meglio optare pe runa zona semi ombreggiata.
Come coltivare la Phyllodoce caerulea
Il trapianto delle piantine si effettua in autunno o, meglio, all’inizio della primavera.
Creiamo una buca di dimensioni doppie rispetto al vaso in cui è contenuta la piantina e stendiamo sul fondo una dose di concime granulare per piante acidofile. La Phyllodoce caerulea infatti predilige un terreno leggermente acido. In natura è abituata a crescere in terreni ricchi di torba e di aghi di pino compostati. Anche all’atto del trapianto, usiamo un terriccio per piante acidofile per riempire la buca dopo aver posizionato la piantina.
In seguito, per mantenere il giusto tasso di pH del suolo, ripetiamo la concimazione con un prodotto granulare a lenta cessione per piante acidofile ogni 4 mesi, all’inizio di ogni stagione. Per le piante coltivate in vaso meglio utilizzare un fertilizzante liquido per acidofile, da diluire nell’acqua per l’irrigazione ogni 15 giorni da marzo a novembre.
All’inizio della primavera tagliamo gli eventuali rami secchi o danneggiati: non esageriamo con le potature perché è una pianta con una crescita lenta. In primavera rimuoviamo i fiori appassiti per stimolare la produzione di nuove infiorescenze.
Come irrigare la Phyllodoce caerulea
L’apparato radicale è superficiale e fine, perciò cerchiamo di mantenere il terreno sempre umido, ma non fradicio.
Le piantine appena trapiantate vanno irrigate con regolarità finché le radici non saranno bene affrancate. Le piante adulte si accontentano delle piogge e dovremo irrigare solo in estate e in presenza di lunghi periodi senza precipitazioni.
L’acqua piovana è la più adatta per questo tipo di piante, poiché il calcare dell’acqua dell’acquedotto può ridurre l’acidità del terreno. Le piante coltivate in vaso vanno bagnate preferibilmente con acqua demineralizzata per prevenire la clorosi.
Come curare la Phyllodoce caerulea
Gli eccessi di umidità e i terreni poco drenanti e poco ventilati possono causare marciumi radicali e malattie fungine come la Botrite (chiamata Muffa grigia). Per prevenire e combattere la Botrite possiamo ricorrere a trattamenti periodici con Idrogenocarbonato di Sodio.
La mancanza di acidità del suolo, causata da una concimazione specifica insufficiente e l’uso di acqua ricca di calcare, può causare una fitopatologia tipica delle piante acidofile e chiamata clorosi. Si manifesta con lo sbiadimento del fogliame ed è causata dalla mancanza di Ferro. Si cura con concime a base di Ferro chelato.
In primavera i giovani germogli possono essere attaccati da parassiti come gli Acari (ragnetti rossi) e Cocciniglie. Per prevenire l’insorgenza di parassiti dobbiamo effettuare trattamenti in primavera con Sapone Molle di Potassio e Olio di Neem. Il primo crea sulle foglie un habitat inadatto per lo sviluppo e l’ovideposizione degli insetti, mentre il secondo svolge un effetto fagorepellente che rende immangiabili le foglie. In presenza di molti parassiti adulti possiamo effettuare dei trattamenti con insetticidi a base di piretro.